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Conferenza stampa Fillea Macerata e Marche: siamo qui per denunciare le condizioni disumane di chi lavora nei cantieri Sae,  tutelare i lavoratori e  informare chi aspetta quelle casette    

Riportiamo l'articolo pubblicato dal Corriere Adriatico:

 «Abbiamo la dichiarazione autografa di un operaio italiano, al lavoro in uno dei 72 cantieri Sae, dimorante nel campo base, che ha lavorato da agosto sino a qualche giorno fa - ha continuato Massimo De Luca - per dieci ore al giorno e sei giorni la settimana, perchè il settimo si è rifiutato, gli sono state pagate meno ore, ha ricevuto solo tre acconti, da settecento euro, mille e 350 euro e mille e quattrocento euro. Secondo il contratto vigente avrebbe dovuto prendere il doppio. Gli sono state pagate meno ore e gli è stato chiesto di lasciare il campo base, noi gli abbiamo consigliato di restare, se sarà licenziato lo impugneremo». A questo caso, se ne è aggiunto un altro, scoperto il sei dicembre scorso.

«Un nostro operatore era nel campo base per parlare con i lavoratori, gli hanno detto che c`era un ragazzo romeno. Secondo quanto lui ci ha raccontato, ha avuto un infortunio sul lavoro al mattino alle dieci, è rimasto nel cantiere sino alle sei del pomeriggio, poi riportato al campo base, dove gli hanno detto che lo avrebbero riportato in Romania. Aveva solo un tesserino dell`azienda, era senza contratto, non era registrato al centro per l`impiego di Macerata», le parole di Taddei. «Il nostro operatore lo ha portato all`ospedale dove gli hanno riscontrato una lesione alla gamba, dandogli quindici giorni di prognosi, gli ha dato un telefono, lui non parla italiano, era disorientato. Era arrivato il tre novembre, non aveva soldi. Queste sono due situazioni documentate, ne abbiamo parlato al Prefetto e stiamo valutando con il nostro legale tutte leazioni legali da intraprendere» ha detto Taddei.

«Nei cantieri dove si montano le Sae vi sono contratti di subappalto o di rete di impresa, quando noi chiediamo alle aziende che ne fanno parte quanti dipendenti hanno, ci viene risposto che non hanno dipendenti, ma soci artigiani con partita Iva, questa è la situazione trasparente, nel caso delle reti di impresa è un contratto privato da aziende, è difficile sapere quale delle ditte lavora in cantiere, una di queste aziende di una rete di impresa ha avuto il fratello del titolare arrestato con l`accusa di turbativa d`asta» concludeTaddei.Il lavoro di ricostruzione dei sindacalisti, fatto con una serie di visure camerali, evidenzia subappalti sia a reti di imprese che si sono costituite tra loro sia ad imprese consorziate. «La ditta per cui lavorano i due operai fa parte di un consorzio di imprese in subappalto nel cantiere, su 70 dipendenti 68 sono manovali di primo livello, cioè possono portare il secchio con la calce, ci sono poi un secondo ed un terzo livello, che è un romeno - ha continuato De Luca -è agghiacciante quanto raccontano i compagni di lavoro, ci sono operai prelevati in Romania, con la promessa di lavorare in Italia per 50 euro al giorno. Una volta che arrivano in Italia la cifra viene decurtata»

 

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