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L'intervento di Graziano Gorla al convegno Cgil dal titolo "l'apprendimento permanente per una innovazione inclusiva", svoltosi il 12 gennaio 2018 a Corso d'Italia      

 

Attività formative contrattate sul tema delle trasformazioni tecnologiche e digitali, competenze e sapere 4.0. 

Una premessa generale doverosa, nella nostra categoria abbiamo un punto di eccellenza nella formazione dei lavoratori sui processi di innovazione tecnologica, nuove tecnologie e digitalizzazione che è quello del settore delle costruzioni, sia nell’industria, che nell’artigianato, che nella cooperazione, mentre, così non possiamo dire nei settori dei nostri impianti fissi, le nostre aziende del legno e arredamento, cemento, laterizi e lapidei.

Negli impianti fissi, non abbiamo che singole esperienze aziendali sui quali non mi soffermerò essendo poche ed ancora sporadiche, non disponiamo di dati sufficienti per verificare se vi sono imprese che utilizzano i fondi professionali ed in che misura.

Ciò premesso, nel settore delle costruzioni quello che è il rapporto tra formazione, aggiornamento professionale dei lavoratori, contrattazione, competenze e sapere industria 4.0, viene realizzato da un sistema formativo paritetico e nazionale, così come viene regolato all’interno dei Contratti Collettivi Nazionali di lavoro dei settori dell’industria, della piccola impresa e dell’artigianto e delle cooperative.

I CCNL rappresentano il nostro quadro di riferimento dal quale prendono avvio tutte le azioni del sistema nazionale e territoriale delle scuole edili, promosse e coordinate dal FORMEDIL che è l’ente nazionale per la formazione e l’addestramento professionale nell’edilizia. 

Le scelte strategiche sulla formazione e le iniziative formative nazionali e territoriali sono quindi il frutto delle strategie politiche in materia di formazione definite dalle parti sociali.

Il FORMEDIL, inoltre, promuove ed attua il coordinamento, con una visione Nazionale, della formazione, riqualificazione e qualificazione professionale nel settore delle costruzioni dalle diverse scuole di formazione edili presenti sul territorio nazionale secondo quelle che sono le esigenze e le caratteristiche del m.d.l locale.

Ogni scuola edile territoriale, ha la propria autonomia finanziaria, ed organizzativa e viene coordinata, a livello nazionale dal FORMEDIL che ne definisce, con propri indirizzi, quelli che sono gli standard nazionali di riferimento.

Il FORMEDIL, per migliorare la propria attività, le proprie capacità, attua protocolli di intesa, convenzioni, con enti pubblici preposti alla formazione ed alla istruzione alla formazione e partecipa a progetti nazionali e internazionali anche favorendo lo scambio all’estero degli allievi ed anche dei formatori delle scuole edili.

Per rispondere ai processi di innovazione tecnologica e ai processi di digitalizzazione ed industrializzazione del tradizionale cantiere edile come finora lo avevamo conosciuto, della sua filiera produttiva, che modificano professioni e competenze il Formedil ha avviato dei corsi per ora ancora molto sottodimensionati rispetto alle proprie potenzialità anche per il ritardo con il quale le imprese si stanno adeguando ai nuovi processi e all’innovazione.

Ma il processo innovativo è irreversibile e quindi già con la attuale discussione sul rinnovo del CCNL stiamo provando a definire sia le nuove figure professionali che stanno emergendo dal cambiamento tecnologico in corso e che per alcuni aspetti sono epocali per il settore, sono una opportunità da non perdere per le imprese se queste vogliono essere competitive e non essere escluse dal mercato.

Formedil  ha svolto attività formativa prevalentemente sul BIM (Building Information Modelling), la principale tecnologia abilitativa che sta, in termini di processo, portando ad una “industrializzazione” di cantiere molto forte ad una riconfigurazione del settore ma che diverrà, anche in funzione delle scelte operate dal legislatore con la nuova riforma del Codice degli Appalti, la forma indispensabile per progettare e gestire la costruzione di opere pubbliche.

Con la parola BIM  (dall’inglese “Building Information Modeling” - Modello di Informazioni di un Edificio) non ci si riferisce solo ad una tecnologia di progettazione o meglio di “disegno virtuale” intesa come rappresentazione digitale di caratteristiche fisiche e funzionali di un oggetto. Ma ad un processo che cambierà i paradigmi del pensare prima, costruire poi, svolgere manutenzione ed implementazione degli ambienti edificati per gli anni successivi.

Il BIM, non è un prodotto né un software ma un contenitore dinamico di informazioni sull’edificio, in cui si inseriscono dati grafici (come i disegni), tecnici, ma soprattutto uno strumento innovativo che pianifica una combinazione, in modo più sincronico, anche delle fasi di costruzione, con la pianificazione dei materiali e poi degli interventi sul ciclo di vita dell’edificio, anche in relazione allo spazio ove è collocato, e rispetto alla funzione che svolge. 

Può essere utilizzato dagli impiantisti, dagli ingegneri strutturisti, dagli architetti, dal costruttore, dai montatori, dai collaudatori ecc.

Il modello tridimensionale su cui si basa racchiude informazioni riguardanti volume e dimensioni, materiali, aspetto, caratteristiche tecniche che non vengono perse nella comunicazione ad altri studi ed altre piattaforme informatiche ed è di fatto l’anticamere per l’utilizzo diretto della stampante 3D con materiali avanzati.

Modifica profondamente l’organizzazione del lavoro con l’utilizzo della tecnologia digitale di cui devono impadronirsi diverse figure professionali che mai in passato hanno avuto a che fare con tale tecnologia.

Per ora il suo impiego in Italia è ancora limitato a poche, ma positive esperienza, mentre, in alcuni paesi, tra cui il Regno Unito, è diventato un fondamentale strumento di politica industriale, spingendo le imprese a fare delle scelte di sistema.

Le scelte fatte di estenderne l’uso con il codice degli appalti, possono rappresentare un potente volano, come l’esperienza del Regno Unito dimostra, di una nuova politica industriale che spinge verso il cambiamento è può favorire l’uscita dalla crisi del settore che è ancora evidente.

Quindi dobbiamo forzare la mano sui processi formativi ampliandone la loro diffusione in numero, qualità e nel territorio, un esigenza, per i lavoratori e le imprese che intendono rinnovarsi. 

In particolare nelle Scuole Edili della provincia di Bari, in quelle di Bologna, Cremona, Forlì e Cesena, Prato, Reggio Emilia e Siena, abbiamo realizzato le primissime esperienze formative di cui possiamo fornire dati a consuntivo sulla formazione per lavoratori ed imprese del settore relativamente all’uso abilitante della tecnologia BIM. 

Nel 2016 sono stati concordati, progettati ed eseguiti corsi di formazione che hanno coinvolto 124 imprese e circa 236 lavoratori, mentre per il 2017 i dati non sono al momento ancora disponibili a livello nazionale.

Formazione che procede partendo da corsi di base, sulle potenzialità offerte dal BIM, dall’apprendimento di base dei caratteri e contenuti della innovazione tecnologica, alla vera e propria digitalizzazione del flusso di lavoro per la progettazione avanzata di edifici, progettazione integrazione con il  cantiere e le fasi costruttive, fino all’utilizzo del BIM finalizzato alla riprogettazione e riqualificazione green degli edifici,  alla pianificazione della ristrutturazione con BIM degli elementi aggiuntivi di management e facility successivi alla riconversione d’uso degli stabili.

Sono casi concreti, purtroppo ancora poco diffusi,  di come il Sindacato delle costruzioni sta provando ad affrontare il tema dell’aggiornamento delle professionalità alla luce dei cambiamenti  e che, speriamo presto, di generalizzare in altre scuole edili oltre che con un Accordo Nazionale tra le parti sociali al fine di attivare, in collaborazione con alcune università, un piano massiccio per coinvolgere alcune migliaia di lavoratori ogni anno. 

 

il programma del convegno >

 

 


  

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