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La relazione di Ermira Behri al Convegno nazionale di Milano dal titolo "Rischio amianto nella filiera delle costruzioni". Al via  una campagna Fillea e Cgil di informazione sui rischi dell’amianto        

 

RELAZIONE DI ERMIRA BEHRI 

Nonostante il divieto vigente in tutta Europa (direttiva del 1999 da attuarsi entro il 2005), l'amianto continua a mietere vittime nel nostro continente. Sebbene tutti i tipi di amianto siano pericolosi e le conseguenze pregiudizievoli di tale sostanza siano documentate e regolamentate, e benché il suo utilizzo sia vietato, l'amianto è ancora presente in un gran numero di navi, treni, macchinari, bunker, tunnel, gallerie, tubazioni delle reti idriche pubbliche e private, e soprattutto in tanti edifici, siano essi pubblici o privati: pareti divisorie, porte ignifughe, controsoffitti, tubazioni, piastrelle ecc.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, i casi di malattie legate all'amianto registrati ogni anno nella sola Unione europea sono compresi tra i 20 e i 30 mila, e si stima che nell'UE più di 300 000 cittadini moriranno di mesotelioma entro il 2030. Circa un terzo della popolazione europea vive in Paesi che non hanno ancora vietato l’amianto, 38 di 53 Stati europei hanno provveduto a vietarlo, ma nei restanti 15 si continua a utilizzarlo, produrlo, esportarlo. L’amianto causa in Europa circa 15.000 vittime l’anno ed è responsabile di circa la metà delle morti per cancro lavorativo. Si tratta di decessi dovuti all’esposizione a fibre e come sappiamo possibili sia nei Paesi dove il materiale è stato bandito sia dove viene tuttora utilizzato.

In Europa tra il 1994 ed il 2010 sono stati registrati oltre 100mila decessi a causa dell’amianto, il 60% di quelli globali. L’intenso utilizzo di questo materiale tra il 1920 ed il 2012 in Europa causa la morte di 6.786 europei al giorno per mesotelioma.

L’unico modo per evitarne l’esposizione e le drammatiche conseguenze che ne derivano è eliminarlo, rimuoverlo. Il nostro Paese è stato, dal secondo dopoguerra fino al bando dell’amianto, avvenuto nel 1992, uno dei maggiori produttori e consumatori, secondo solo all’Unione Sovietica. Fino a quel momento erano state prodotte 3.748.550 tonnellate di amianto grezzo, dal dopoguerra al 1992 l’Italia ha importato 1.900.885 tonnellate di amianto. Le utilizzazioni hanno riguar­dato un amplissimo spettro di attività industriali, dalla cantieristica navale all’edilizia. Aziende di grandi dimensioni come Eternit e grandi miniere sparse su tutto il territorio, da Lombardia in Sicilia. Questi numeri assumono oggi un significato molto importante, poiché è stato dimostrato che esiste una relazione statistico-epidemiologica molto stretta tra l’andamento dei consumi di amianto e l’incidenza dei mesoteliomi, a distanza anche di circa 30-40 anni.

Pur essendo la normativa italiana in tema di amianto tra le più avanzate in Eu­ropa e nel mondo, anticipando per alcuni versi le indicazioni della Direttiva 2009/148/CE, ancora oggi, a distanza di ventisei anni dall’emanazione della Legge 27 marzo 1992, n. 257, che stabilisce la cessazione dell’impiego dell’amianto (di­vieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione, produzione di amianto e di prodotti che lo contengono), sono tuttavia ancora presenti sul ter­ritorio nazionale 40 milioni di tonnellate di materiali compatti contenenti tale sostanza e molte tonnellate di amianto friabile in numerosi siti contaminati, di tipo industriale e non, tanto pubblici quanto privati. Attualmente la Banca Dati Amianto coordinata dal Ministero dell’Ambiente riporta 86.000 siti mappati sul suolo nazionale di cui 7.669 risultano bonificati e 1.778 parzialmente bonificati. Tra questi siti rientrano anche i 779 impianti industriali (attivi o dismessi) censiti e i 10 SIN (Siti di interesse nazionale da bonificare). Numeri che lo stesso Ministero dell’Ambiente ritiene sottostimati, in quanto i dati raccolti dalle Regioni, che hanno utilizzato criteri non omogenei nella raccolta dei dati, non consentono ancora una copertura omogenea del territorio nazionale. 

Ma facciamo un passo indietro nel tempo:  

La Prima Conferenza Nazionale sull'Amianto si tenne a Roma dal 1-5 marzo 1999

la conferenza tratto i temi naturalmente legati all'amianto

- il rischio sanitario- la tutela italiana e comunitaria nei riguardi dell’esposizione ad amianto

- i flussi informativi- i censimenti regionali e le priorità nelle bonifiche- le esperienze di bonifica - la formazione e la comunicazione del rischio- lo smaltimento, il trattamento e il recupero dei rifiuti con amianto- i prodotti sostitutivi.

Da allora viene istituito il Registro Nazionale dei tumori, tenuto da INAIL, più le procedure di sorveglianza e la sperimentazione di protocolli sanitari. 

Mentre per le bonifiche non si farà molto, come per lo smaltimento e le regioni non si doteranno di siti di stoccaggio amianto. 

Ed ancora oggi non sono assolutamente sufficienti gli impianti di smaltimento presenti e previsti sul nostro territorio nazionale: le Regioni dotate di almeno un impianto specifico per l’amianto sono solamente 8 per un totale di 18 impianti (in Sardegna e Piemonte ce ne sono 4, 3 in Lombardia di cui 1 attivo e 2 autorizzati ma non ancora in servizio (ad aprile 2018)) 

Il resto dell'amianto, va in Germania o in discariche abusive con tutte le pericolosità.

La legge 275, istituisce una agevolazione per i lavoratori che sono stati esposti all'amianto per un minimo di 10 anni.

Nel 2011 viene Istituito un Fondo vittime amianto, presso INAIL, che ancora oggi è in funzione.  All’inizio il fondo riguardava solo le Vittime dirette dell’amianto, dal 2015 il fondo viene esteso anche alle vittime familiari e agli esposti ambientali, questo grazie anche alle rivendicazioni sindacali. Rispetto a questo pochi giorni fa CGIL CISL e UIL hanno scritto al Ministro del Lavoro Di Maio, chiedendo un urgente atto ministeriale per l'erogazione delle prestazioni economiche del Fondo per le Vittime dell'Amianto (FVA) a favore delle circa 20.000 persone interessate che aspettano l’erogazione oramai dal 2016. 

Dal 22 al 24 Novembre 2012 a Venezia si svolge la seconda conferenza governativa sull’amianto alla conclusione della quale scaturirà la richiesta unanime di un Piano Nazionale Amianto. 

Con l’obiettivo di affrontare in maniera efficace il problema amianto nel nostro Paese i ministeri della Salute, del Lavoro e dell’Ambiente hanno approvato nel marzo 2013 il Piano Nazionale Amianto. Un documento che affronta la problematica dal punto di vista sanitario, dell’assistenza e dei risarcimenti ai lavoratori e agli esposti e dal punto di vista ambientale. Su quest’ultimo aspetto in particolare il piano, partendo dal presupposto che il problema amianto è ancora presente e diffuso su tutto il territorio nazionale, si pone come obiettivi il rafforzamento dei controlli sul campo, l’individuazione e caratterizzazioni delle situazioni a rischio, l’attivazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica dei siti, la promozione di nuove ricerche e tecniche per lo smaltimento dell’amianto e l’intensificazione dell’informazione nei confronti del pubblico e dei lavoratori del settore. Un programma ambizioso ma necessario per il risanamento dell’ambiente che richiede inoltre strumenti specifici per il reperimento delle risorse necessarie. Su questo punto il Piano pone l’accento sui circa 380 siti ricadenti in classe I (a maggior rilevanza sociale e ambientale come scuole e ospedali), per i quali servirebbero “alcune decine di milioni di euro” per la loro messa in sicurezza. Non solo, per il reperimento delle risorse il piano fa riferimento a interventi di defiscalizzazione delle attività di bonifica riportando come buona pratica l’incentivazione per la sostituzione delle coperture in amianto con pannelli fotovoltaici, segnala la necessità di un “Prezziario Ufficiale” calmierato delle opere di bonifica, in maniera da avere maggior uniformità di costi su tutto il territorio, ed infine incentiva l’attivazione della “micro raccolta” già adottata da numerosi comuni, che vede coinvolte le Aziende Municipalizzate per la raccolta dei RSU, al fine di venire incontro alle necessità di privati cittadini per lo smaltimento di limitate quantità di materiali contenenti amianto e limitare il diffuso fenomeno degli abbandoni incontrollati.

Tutte misure che se fossero messe in campo darebbero una svolta verso la soluzione dell’esposizione all’amianto e delle azioni di risanamento, peccato però che il Piano ancora oggi sia fermo in Conferenza Stato Regioni, dove, per mancanza di fondi per attuarlo, continua ad essere rimandata la sua discussione e attuazione.

Ma il rapporto 2018 di Legambiente “Liberi dall’Amianto” ci dice che se fino a tre anni fa erano stati individuati oltre 380 siti ricadenti in classe di priorità 1, la realtà di oggi risulta molto più allarmante: sono triplicati, saliti a 1195 i siti ricadenti in I classe e a 12.995 quelli in II classe. 

Ad oggi la presenza d'amianto in Italia non è ancora chiara, per questo come sindacato abbiamo costruito piattaforme rivendicative nei confronti delle istituzioni, governo, regioni, comuni, su mappature, bonifiche e sorveglianza sanitaria.

Non tutte le Regioni hanno approvato il Piano Regionale Amianto, a distanza di 26 anni dalla Legge 257 che li prevedeva entro 180 giorni dalla sua pubblicazione. 

Secondo il rapporto 2018 di Legambiente mancano ancora all’appello il Lazio e la provincia autonoma di Trento mentre resta indefinita la situazione in Abruzzo, Calabria e Molise che non hanno risposto ma nel rapporto precedente avevano dichiarato di non averlo approvato. La situazione è cambiata invece per le Regioni Puglia e Sardegna che hanno approvato il PRA. Il censimento è stato fatto in 6 regioni mentre in altre 9 tra cui la Lombardia è in corso ancora la procedura di censimento del territorio mentre risulterebbe completata la mappatura dell’amianto anche in Lombardia. 

Seppur ancora parziale risultano censite oltre 370 mila strutture nel territorio nazionale per un totale di quasi 58 milioni di metri quadrati di coperture di cemento amianto; numeri decisamente in crescita rispetto all’indagine del 2015 ( rispettivamente +62% e +469%) a dimostrazione di quanto l’entità e la presenza di amianto in Italia sia stata fino ad oggi largamente sottostimata e di come l’avanzamento delle attività di censimento, seppur a rilento, sia fondamentale per conoscere lo stato dell’arte nel nostro paese.      

Uno degli obiettivi del Piano nazionale Amianto era anche arrivare ad una razionalizzazione della normativa di settore; tale obiettivo era effettivamente una delle priorità in quanto in oltre 20 anni di produzione normativa, si era giunti ad una situazione ingarbugliata e spesso contraddittoria tra norma e norma, tanto da non rendere agevole e di facile interpretazione la procedura sia per il legislatore che per gli utenti.

In questa direzione di armonizzazione e semplificazione era volta la stesura del "Testo Unico per il riordino, il coordinamento e l'integrazione di tutta la normativa in materia di amianto”, presentata nel novembre del 2016 al Senato, e realizzato dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali. Il provvedimento, che prevede 128 articoli suddivisi in otto titoli che toccano diverse materie (dall'ambiente alla sicurezza del lavoro, dallo sviluppo alla giustizia, dalla tutela della sicurezza sul lavoro alla tutela della salute collettiva) prevede delle novità rispetto al passato, come “l’obbligo di denuncia e di bonifica, esteso a tutti gli edifici, compresi quelli privati” per poter garantire una mappatura affidabile da parte di Regioni e Asl, oppure l'obbligo di “trasmissione da parte del medico e dell'Asl ai Centri operativi regionali (Cor) delle informazioni relative ai pazienti, in caso di accertamento della malattia ” con la finalità di avere un registro tumori presso l'Inail (ReNaM) in continua evoluzione e aggiornamento. Altra novità prevista l’istituzione di una Agenzia Nazionale Amianto che dovrebbe diventare il punto di riferimento generale per i molteplici settori che riguardano l’amianto. Il Testo Unico era stato affidato alla Commissione Lavoro al Senato della scorsa Legislatura.  

La terza e l’ultima conferenza governativa nazionale amianto si è tenuta il 24 e 25 novembre 2017 a Casale Monferrato ed ha scaturito un documento programmatico conclusivo nel quale il governo si impegna di intraprendere le opportune azioni per l’attuazione di un Piano d’Azione sulle problematiche inerenti all’Amianto. Grazie alla nostra attiva partecipazione, sia come Cgil che come Fillea, che ci ha visti impegnati in prima linea nei lavori di gruppo organizzati durante la Conferenza, sono stati introdotti nel documento conclusivo tante delle nostre proposte a partire dalla predisposizione del fascicolo di fabbricato per gli edifici sia pubblici che privati, strumento efficace per l’individuazione  della presenza dell’amianto, strumento già esiste in tanti paesi europei. Per la prima volta si introduce il concetto di attività lavorative che possono configurare un’esposizione inconsapevole, casuale ed episodica all’amianto a cominciare dall’edilizia e dagli addetti ai trasporti. Molto importante per il nostro settore anche la predisposizione di interventi mirati a verificare il fenomeno dell’importazione di Materiale Contenente Amianto alle frontiere doganali ed altre attività ispettive di tutela dei lavoratori potenzialmente esposti a MCA. Come anche la compilazione da parte delle Regioni della lista informatizzata di addetti alle bonifiche dei MCA, definiti come “potenzialmente esposti”, a partire dalle aziende iscritte all’Albo dei gestori ambientali (categorie 10A e 10B) integrata con i dati contenuti nelle Relazioni Annuali ai fini di sorveglianza epidemiologica. (ex art 9 Legge 257/92)        

 

Un dramma trasversale quello dell’amianto che non guarda in faccia nessuno, che si evidenzia nei “numeri” del V Rapporto RENAM INAIL, confermando tutti i nostri timori: 17.428 le persone decedute tra i lavoratori esposti che hanno una posizione assicurativa con INAIL, con l’esame di oltre 21mila casi di mesotelioma tra il 1993 e il 2012, oltre 6 mila morti all’anno.

I dati del V Rapporto RENAM ( Registro Nazionale dei Mesoteliomi 30 novembre 2015) 

Il “Quinto Rapporto del Registro nazionale dei mesoteliomi”, pubblicati nel 2015, riporta i dati relativi ai casi di mesoteliomi diagnosticati in Italia fino al 31-12-2012 con informazioni relative a 21.463 casi di mesotelioma maligno.

  • il 69,5% presenta una esposizione professionale (certa, probabile, possibile);
  • il 4,8% una esposizione familiare;
  • il 4,2% una esposizione ambientale;
  • l'1,6% una esposizione per attività extralavorativa di svago o hobby;
  • per il 20% dei casi l'esposizione è improbabile o ignota.

Piemonte, Veneto e Liguria  coprono circa due terzi della casistica e i settori di attività  sono quelli con una esposizione massiva (cantieri navali ed industria del cemento-amianto) ma anche quello emergente dell’edilizia. La Lombardia è la regione più colpita con 4215 casi, 19,6% del totale, seguita da Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna.
L’industria del cemento-amianto è responsabile di gran parte dei casi con esposizione ambientale. Le situazioni di contaminazione  ambientale note di Casale Monferrato, Broni e Bari sono confermate come le più rilevanti. 

Considerando l’intera finestra di osservazione 1993-2012 e i soli soggetti colpiti dalla malattia per motivi professionali, i settori di attività maggiormente coinvolti sono:

l’edilizia con 2.277 occasioni di esposizione pari al 15,2% del totale della casistica;

seguita dall’industria pesante metalmeccanica, i cantieri navali,l’industria tessile,il settore della difesa militare, l’industria del cemento-amianto.

E’ possibile già dire che il peso percentuale dei settori tradizionali come quelli dei cantieri navali e dell’industria di produzione dei manufatti in cemento-amianto vanno riducendosi progressivamente.

A compensazione di questa tendenza deve essere registrato il fenomeno della crescita della quota di soggetti  con  esposizione nell’edilizia – che produce oggi il maggior numero di casi e che desta preoccupazione  per la possibilità di esposizioni in attualità e per la grande frantumazione dei settori con possibilità di esposizione  che deve  essere considerata quando si discute di casi di mesoteliomi per i quali non esistono evidenze di attività “a rischio” svolte in precedenza.

Nel quadriennio 2009-2012 la percentuale dei casi di MM certo in edilizia è aumentata toccando il 16,2 % del totale.

Dunque attualmente, il principale settore economico per numero dei casi di MM è il settore delle costruzioni, che è composto da una vasta gamma di diversi lavori, con ampie variazioni di profilo di esposizione all’amianto. L'amianto è stato largamente usato come materiale ignifugo e insonorizzante, miscelato con cementi o resine (come pavimenti in vinile) con conseguente potenziale rischio di esposizione durante le attività di manutenzione e di ristrutturazione anche dopo la messa al bando dell'amianto.

La diffusa presenza di amianto cemento Materiali (ACM) nel settore delle costruzioni determina un rischio di esposizione ad amianto, in particolare per coloro che svolgono lavori di ristrutturazione delle abitazioni, anche se la rimozione pianificata di grandi quantità è normalmente svolta da specialisti.

A questo riguardo l’articolo 9 della legge 257 ha previsto la istituzione del Registro degli esposti alle bonifiche, i dati disponibili (in Toscana ci sono 5.800 potenzialmente esposti e 2.200 scoibentatori) confermano oltre ad una forte presenza di lavoratori extracomunitari anche un estremo turnover degli addetti a queste attività per cui molti di questi lavoratori non sono tracciabili nel tempo.

Le regioni con maggior peso della categoria degli edili rispetto ai casi esposti professionalmente sono LAZIO, TOSCANA e SICILIA. L’età di inizio esposizione è a 21 anni (quindi giovanissimi), la latenza è di 46 anni circa ( quindi più bassa della media di 48 anni) e l’età alla diagnosi è a 69 anni. 

Per quanto riguarda il settore del legno si registrano 86 casi di MM dal 1997 al 2012 mentre nell’industria del cemento-amianto i casi sono 468 dal 1993-2012.

Ma tornando all’edilizia notiamo che i dati dei decessi per sfondamento delle lastre di eternit sono frutto di un'interferenza.

In qualche Regione come in Toscana dove questi infortuni sono registrati in dettaglio vediamo che mediamente i decessi sono da 2 a 3 all’anno per questo problema. Nel Lazio il dato è sovrapponibile per cui se moltiplicate per 20 regioni abbiamo una stima nazionale

con una certa incertezza, dai 40 ai 60. Non sono bonificatori ma di solito edili che camminano sui tetti per i lavori che devono fare.

La presenza di manufatti in cemento-amianto, ancora molto diffusa in campo edile, fa supporre che queste esposizioni possano costituire un reale rischio anche negli anni futuri. Le attività di rimozione di Manufatti in CA dovrebbero, almeno a norma di legge, essere oggetto di comunicazione alle strutture di controllo, seguite da approvazione e sorveglianza igenistica. (Al momento della messa al bando, le stime dei quantitativi di MCA in opera parlavano di circa 30 milioni di tonnellate di materiali compatti fuori terra e della presenza di circa 83.000 km di condotte per acquedotti ed in misura minore gasdotti)

FORMAZIONE E INFORMAZIONE 

In attesa dunque di un completo risanamento ambientale è necessario e parimenti importante avviare, completare ed estendere su tutto il territorio nazionale una serie di iniziative di formazione - nel caso degli addetti ai lavori - e informazione - rivolta invece ai lavoratori e cittadini - che procedano parallelamente al percorso di bonifica e costituiscano una solida base di prevenzione dai pericoli derivanti dall’amianto. 

Per quanto riguarda la Formazione nel settore edile dal rapporto Formedil 2017 risulta che 

nel 2016 sono stati realizzati 175 corsi, composti di 3.949 ore, cui hanno partecipato 2.085 allievi con un incremento rispetto ai dati del 2015 del +1,2% dei corsi, del +6,4% delle ore e del +9,4% degli allievi. In quest’ultimo anno il 76,4% dei corsi ed il 73,4% degli allievi sono stati rivolti ad addetti operativi, il restante 24% dei corsi ed il 26,6% degli allievi a tecnici e responsabili dei processi. Notevole, anche in questo caso, la quota dei corsi incentrati sull’aggiornamento che tra gli operai sono rappresentativi del 53,4%dei corsi e del 45,7% degli allievi. Rispetto al 2012 i corsi aumentano del +143,1%, le ore del +62,7% e gli allievi formati del +83,4%.  

Nel periodo 2012-2016 sono stati realizzati 607 corsi, per il 73% rivolti ad addetti operativi, il restante 27% per tecnici e responsabili dei processi. Sono 7.623 gli allievi, il 74,4% operativi ed un totale di 14.834 Ore Formative Allievi. Si tratta di un’attività formativa obbligatorio ma al tempo stesso professionalizzante.

Se la formazione dei funzionari e dei tecnici che operano nel settore della gestione e rimozione dell'amianto è prevista dalla normativa sul lavoro e viene applicata in maniera coerente dagli organi preposti e dai datori di lavoro, non si può dire altrettanto per quanto riguarda le iniziative rivolte ai cittadini.  

Sono ancora carenti però le iniziative volte alla prevenzione dalla possibile esposizione (lavorative e non) all’amianto; sporadiche iniziative, opuscoli o isolate comunicazioni non bastano a trasmettere, senza creare allarmismi, una corretta e continua informazione sull’argomento.

E allora 

L'obiettivo che ci poniamo con l’INIZIATIVA di oggi è quello di avviare un percorso di informazione e sensibilizzazione dei lavoratori e dei cittadini, partendo dalla Lombardia ma da estendere in tutto il territorio nazionale, per accrescere la consapevolezza sui pericoli dell’amianto per la salute e l’ambiente che riguarda tutti.

L’esposizione inconsapevole, infatti, è ancora più subdola in quanto riguarda in particolar modo i familiari dei lavoratori che si occupano della rimozione e che si trovano a maneggiare in casa abiti e oggetti contaminati, così come gli utenti di edifici pubblici e gli abitanti di edifici privati che nascondono vecchie e spesso mal messe coperture o strutture di amianto.

L'amianto, da grave pericolo per la salute di lavoratori e cittadini, può diventare un'opportunità di creazione di buona occupazione.  Bisogna rimarcare che l'asbesto non è solo nell'eternit, ma ci sono migliaia di applicazioni nelle quali veniva utilizzato. E guai a considerare il problema come un fenomeno legato al passato e in via di risoluzione: il picco del fenomeno si avrà nel 2020-24. Quindi è adesso che dobbiamo intervenire.

Secondo il Ministero della Salute, oggi la Bonifica dell’amianto friabile è un’attività in incremento ma la mancanza di finanziamenti e la mancanza di siti di smaltimento rallenta l’attività. I posti di lavoro che si creerebbero, secondo il sole 24 ore (Confindustria) sono 400 mila. 

Di qui la richiesta al nuovo governo ed alle istituzioni, le Regioni di intensificare ulteriormente gli sforzi già intrapresi per realizzare in primo luogo un monitoraggio esteso e dettagliato dell'esistente e poi procedere a una bonifica completa, a partire dai siti pubblici. 

È da anni ormai che la FETBB (Federazione europea dell'edilizia e del legno) ha lanciato  la Campagna contro l’amianto. Una delle iniziative concrete riguardava il miglioramento della formazione degli operatori che possono entrare in contatto con l’amianto. Per far fronte ai rischi per i lavoratori che potrebbero imbattersi accidentalmente nell’amianto quando impegnati in lavori di restauro, manutenzione o demolizione, si è sviluppato ed implementato un Progetto dal titolo “ABClean – ripuliamo l’UE dall’amianto”.

Questo progetto ha portato alla realizzazione di un corso di formazione online sulla conoscenza dei rischi legati all’amianto destinato ai lavoratori che potrebbero incontrare l’amianto durante lo svolgimento del loro lavoro. Il modulo informativo è illustrato in otto lingue. 

E invece in attuazione il nuovo progetto FETBB finanziato  dalla Commissione europea: 

“Guida sindacale sui registri dell'amianto” - un progetto per compilare una guida sulle fonti di dati dell'amianto in tutti i 28 Stati membri, comprese le informazioni pratiche su

a) come richiedere / accedere a informazioni su costruzioni o prodotti contenenti amianto (ad esempio registri dei prodotti contenenti amianto),

b) come identificare / accedere ai servizi competenti pertinenti,

c) informazioni sugli obblighi legali dei datori di lavoro e diritti dei dipendenti, e

d) promuovere la sicurezza e la salute sul posto di lavoro.

A settembre si svolgerà a Roma il seminario previsto in Italia.

I registri per l'amianto e altre sostanze nocive possono essere una misura preventiva sufficiente in termini di costi laddove esistono, o addirittura servire come incentivo per richiedere sovvenzioni pubbliche per la loro rimozione. Tuttavia, le aziende e i rappresentanti sindacali spesso non sono a conoscenza di questi strumenti e della conoscenza di dove trovare e accedere alle informazioni contenute nei registri esistenti. Lo scopo di questo progetto è quello di superare questo vuoto di conoscenza fornendo una mappatura dei modelli di registrazione esistenti e informazioni su come accedervi.

Vari studi confermano che una parte consistente dell’ambiente edificato nell’UE ha più di 50 anni. Oltre il 40% degli edifici residenziali è stato costruito prima degli anni 60’ dello scorso secolo. Il settore dell’edilizia ha avuto una forte espansione tra il 1961 e 1990, periodo durante il quale il patrimonio edilizio, in quasi tutti gli stati membri, è più che raddoppiato e si è fatto ampio uso dell’amianto.

Gli edifici consumano circa il 40% del fabbisogno energico finale complessivo in Europa, e rappresentano il settore che registra il livello di consumi più elevato, seguito dai trasporti con il 33%. Allo stesso tempo l’UE si è impegnata a ridurre del 80-95% le emissioni di gas a effetto serra entro il 2050.

Ciò significa che la ristrutturazione dell’ambiente edificato presenta un duplice vantaggio: da un lato offre notevoli potenzialità di miglioramento del rendimento energetico degli edifici, contribuendo quindi al raggiungimento degli obiettivi della tabella di marcia per il 2050, e dall’altro, rappresenta un’opportunità unica di rimuovere l’amianto.       

Per quanto riguarda la salute e sicurezza dei lavoratori tutt’ora esposti al rischio amianto. 

La FILLEA sottolinea la necessità di garantire “un livello alto di informazione e formazione dei lavoratori, nonché di Rls e Rlst, di promuovere corsi formativi gratuiti sia per gli operatori stranieri sia per i soggetti non direttamente interessati ma comunque coinvolti nelle attività di bonifica (come trasportatori e addetti al riciclaggio), di istituire uno specifico percorso formativo “che porti alla qualifica/specializzazione per lavoratori o dirigenti di azienda di addetti a manutenzione, smaltimento e bonifica dell’amianto”. Con il divieto dell’uso di diversi tipi di materiali si stanno tuttavia progressivamente perdendo le conoscenze relative ai pericoli che essi comportano, nonché alle loro caratteristiche e al loro aspetto.  

Quindi in generale a causa della diffusa presenza dell’amianto negli edifici esistenti, è indispensabile fornire anche attraverso il sistema degli Enti bilaterali di settore una formazione adeguata al fine di prevenire rischi di esposizione involontaria anche ai lavoratori di imprese non specializzate per la rimozione dell’amianto, che si occupano di restauro, manutenzione e demolizione edile che vi si potrebbero imbattere accidentalmente. (altre figure che devono avere le competenze adeguate  sono gli ingegneri civili e gli architetti p.es)

La frammentazione del settore fatta sempre più di medie e piccole imprese e quindi poco strutturate, mette in maggior evidenza la difficoltà per queste aziende di riqualificarsi e quindi di  adeguare l’organizzazione del lavoro ed i dispositivi di protezione individuale e collettiva agli obblighi di legge.

La rimozione sicura dipende dal livello di formazione di due categorie di lavoratori: quelli che operano in aziende specializzate e quelli che esercitano una professione o un’attività che li espone accidentalmente all’amianto.

Il binomio urgenza di bonificare gli edifici ed i siti con l’amianto e la necessità di rilanciare il nostro settore per uscire dalla crisi economica a partire dalla riqualificazione e ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente, passa necessariamente per la riqualificazione delle aziende e la loro riconversione. 

L’aumento inderogabile della domanda deve, infatti andare di pari passo con un’offerta qualificata e tecnologica competitiva.

L’integrità fisica è un diritto fondamentale, sancito tra l’altro, nella Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea. La conoscenza e la percezione del rischio può consentire una scelta responsabile dei lavoratori e la possibilità di avvalersi del diritto di proteggersi o di rifiutare un determinato lavoro.

E’ quindi importante una governance del diritto alla formazione specifica e delle condizioni di salute e sicurezza che offre importanti e non derogabili spazi alla contrattazione di primo e secondo livello, in parallelo, soprattutto nelle realtà lavorative più piccole e nei cantieri diffusi sul territorio, ad un aumento qualitativo e quantitativo dei controlli da parte dello Stato.

Riassumendo in poche parole le nostre priorità sono : 

  • Bonificare e qualificare: I finanziamenti dell'UE e gli incentivi degli Stati membri destinati al miglioramento dell'efficienza energetica degli edifici dovrebbero essere collegati alla rimozione sicura dell'amianto da tali edifici. Finanziamento per le bonifiche dall’amianto per gli edifici pubblici; Incentivi per la bonifica dell’amianto per gli edifici privati (sgravi fiscali, facilitazioni per lo smaltimento) 
  • Sostenere le famiglie delle vittime: una adeguata sorveglianza sanitaria, finanziamenti certi per la ricerca e la cura delle malattie dovute all’amianto.
  • Informare lavoratori e cittadini: Mappatura completa dei siti contenenti Amianto e pubblicazione in open data. Creazione di adeguate discariche.
  • Formare i lavoratori:  Ampliare la platea a quelli che esercitano un’attività che li espone accidentalmente all’amianto. Maggior vigilanza sulle aziende autorizzate alla rimozione per quanto riguarda la certificazione della formazione e il totale rispetto del decreto 81/2008.

Se l’amianto è un tema sociale e ci riguarda tutti, allora ogni parte delle Istituzioni deve assumersi le proprie responsabilità: non possiamo accettare che di questo passo ci vogliano 85 anni per smaltirlo ed eliminarlo dalle nostre vite. 

Il lavoro è un valore fondamentale, ma lo è altrettanto il rispetto della vita umana dentro e fuori delle fabbriche, uffici e cantieri, in tutti i posti di lavoro.    

 

Il programma del Convegno >>

Il comunicato di presentazione del Convegno >>

I materiali presentati al Convegno >> 

 

 

 

 

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