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Stiamo aspettando solo la data del voto al Senato per preparare la mobilitazione: così annuncia Alessandro Genovesi in una intervista sul Manifesto di oggi                             

«Sblocca-porcate e salario minimo, circolo vizioso da spezzare»

di Massimo Franchi

 

«Stiamo aspettando solo la data del voto al Senato per indire la mobilitazione”. Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil è sul piede di guerra contro il decreto Sbloccacantieri che, «collegato direttamente con il salario minimo orario, sarà un circolo vizioso contro i lavoratori».

Genovesi, è stato lei a ribattezzare con molta efficacia lo Sbloccacantieri come il decreto Sbloccaporcate. Ci spiega perché?

Lo sblocca cantieri con il ritorno al massimo ribasso, con la possibilità di cartello, con la liberalizzazione del sub appalto nei consorzi e con l’aumento dello stesso dal 30% al 50% in tutti gli altri casi, produrrà lavoro meno sicuro e meno pagato. Perché nei sub appalti, soprattutto quelli presi con il massimo ribasso, pur di lavorare si accetta di essere in grigio, di essere sotto inquadrati, di lavorare meno ore. Altro che rilancio di una politica industriale per la rigenerazione e la sostenibilità, altro che qualificazione delle stazioni appaltanti che devono diminuire di numero e lo sblocca cantieri invece le aumenta ma avere più personale valido dopo che abbiamo perso oltre 15mila tra geometri, architetti, ingegneri nei nostri Enti locali. Ripropongono la Lunardi e le Leggi obiettivo, un trionfo di liberismo che danneggerà le imprese più serie, i territori e prima di tutti i lavoratori, facendo il gioco di corruttori e malavitosi, manomettendo il Codice degli appalti e colpendo l’occupazione di qualità”.

Le conseguenze del decreto Sbloccaporcate – su cui è favorevole anche Forza Italia – sui cantieri attuali quali sarebbero? Si creerebbe lavoro come dice il governo?

Ben il 62% dei cantieri di medie e grandi opere – penso all’ospedale di Caserta o al passante di Palermo per non citare sempre la Tav – sono in mano ad aziende in crisi: Cmc, Astaldi, Tecnis, Condotte, eccetera. Sono bloccati per questo e con i fornitori stiamo parlando di circa 40mila lavoratori. Per questi appalti non si può neanche “scorrere” riconoscendoli e passandoli a chi è arrivato dopo nella gara perché quasi sempre sono altre aziende in difficoltà. Serve un fondo Cassa depositi e prestiti (Cdp) e banche per un intervento di sistema.

Lei collega questa battaglia con il salario minimo orario proposto dal M5s. Il nesso qual è?

Lo sblocca cantieri ed il salario minimo legale sono due facce della stessa medaglia perché entrambe impoveriranno il lavoro. E spiego perché: sugli appalti ho detto, con il salario minimo l’emendamento Catalfo al testo non cambia la sostanza si avrà, con la forza enorme che una legge darà, un “effetto incentivo” a non concedere più aumenti contrattuali nei rinnovi dei contratti nazionali o a concederne di più bassi. Una vera disarticolazione del modello contrattuale. E il motivo è semplice. Ma qual è l’imprenditore che avendo già adesso un contratto che riconosce dai 13 a 14 euro, se penso ai contratto dei nostri settori industriali, o addirittura 20 in edilizia, viste le prestazioni degli enti bilaterali non ti dica “ringraziami che applico il contratto, cosa vuoi: pure un aumento? Vuoi anche che tenga conto della produttività o innovazione per darti più dell’inflazione?”. E poiché attualmente quasi il 90% dei lavoratori è coperto da contratto nazionale e quasi tutti stanno ben sopra i 10 euro, l’effetto della norma sarà mettere una pistola fumante in mano alle imprese che la poseranno sul tavolo come minaccia Magari non la useranno, ma te la faranno vedere durante tutta la trattativa. Aggiungiamo che in Italia solo il 18% dei lavoratori ha contratti di secondo livello. Da dirigente della Cgil vedo anche il rischio di una definitiva aziendalizzazione del sindacato, perché rischiamo di essere spinti sempre di più nel ruolo di agenti contrattuali solo in quel 18% di aziende dove puoi contrattare salario attraverso i premi di produzione.

La posizione della Cgil nella trattativa con il governo è proprio questa: riconoscere i minimi contrattuali e le altre voci del contratto: ferie, Tfr, maternità, malattia.

Sì, e per questo sono molto d’accordo con Landini quando, concludendo un seminario qualche giorno fa, ha detto che non ci deve essere, in nessun caso, in nessuna parte del testo una cifra, e che l’unico salario minimo legale è quello stabilito dai trattamenti complessivi previsti da Contratti dotati di valore generale perché firmati da chi rappresenta almeno il 51% dei lavoratori. E questo si può fare semplicemente attuando l’articolo 39 della Costituzione con una legge sulla rappresentanza. Se invece il trucco è, strumentalizzando l’articolo 36, ridurre solo alla cifra l’operazione, per motivi elettorali, si sbaglia perché impoverirà, nel breve e medio termine, il salario di milioni di lavoratori. Perché senza aumenti contrattuali o con aumenti di pochi spiccioli quello sarà l’effetto concreto. Ci sarà un motivo se, all’epoca di Monti, la Troika ci chiese di ridurre la funzione dei contratti e introdurre il salario minimo legale. Per questo, personalmente, non mi siederei più al tavolo con il Governo se non dopo una loro presentazione di un emendamento che cancelli le ultime tre righe dell’articolo 2 comma 1 del ddl Catalfo e cioè la cifra di 9 euro. Altrimenti la partita è truccata. Vogliamo veramente affrontare il tema del lavoro povero? Allora partiamo dalla precarietà (partite iva, contratti a termine, somministrazione) con periodi di discontinuità lavorativa, dal fatto che si sta creando solo occupazione part-time di poche ore a settimana, dai sub appalti. Si lavori a ridurre ciò, magari tornando a fare investimenti per creare lavoro di qualità e si stabilisca, per esempio, di usare le risorse non spese per quota 100 o reddito di cittadinanza per abbassare le tasse a chi prende meno di 1000 euro al mese o ancora introdurre una tassa sulle grandi ricchezze per finanziare la riduzione del cuneo fiscale di questa fascia di lavoratori e pensionati.

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