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Cantieri bloccati, 30mila posti a rischio. Dopo l`inchiesta di Repubblica la FILLEA lancia l`idea di una manifestazione nazionale: "Il governo ci deve ascoltare, lavoratori pronti a scendere in piazza"            

DI SEGUITO IL TESTO DELL'ARTICOLO DI PAOLO GRISERI USCITO IL 27 OTTOBRE SU REPUBBLICA

Una manifestazione nazionale a Roma dei lavoratori dei cantieri delle grandi opere. Alessandro Genovesi, segretario generale degli edili della Cgil, lancia la proposta all`indomani dell`inchiesta di Repubblica sui blocchi imposti ai lavori dai tentennamenti del governo. «Stiamo rischiando la tempesta perfetta - dice Genovesi - perché agli effetti della crisi finanziaria si aggiungono ora gli stop ai cantieri decisi dai ministri. Con conseguenze nefaste sull`intero settore».

La manifestazione che Genovesi propone di realizzare con Cisl e Uil dovrebbe prendere corpo nei prossimi giorni: «Attendiamo ancora che Palazzo Chigi ci convochi per un incontro che abbiamo chiesto tutti da tempo. Non si può lasciare questo settore appeso all`incertezza. Ci sono circa 30 mila lavoratori diretti e moltissimi altri delle imprese di subappalto che rischiano il posto di lavoro e lo stipendio».

Le cifre fornite dal sindacalista sono solo una parte del problema. È quella legata al piano di 25 ope- re prioritarie individuate dal governo Gentiloni per un valore complessivo di 90 miliardi. Ora buona parte di quei lavori sono sospesi in attesa di una nuova valutazione costi/benefici che si somma a quelle già fatte negli anni scorsi. «Ci sono situazioni assurde - dice il segretario degli edili della Cgil - con opere già in stato di avanzata realizzazione che ora si fermano».

Tra i casi più clamorosi quello del Terzo Valico ferroviario tra Liguria e Piemonte dove il blocco sta facendo rischiare il posto a 400 tra dipendenti diretti e indiretti: «L`aspetto incredibile osserva Genovesi - è che il ministero ritarda i fondi per il 5° lotto quando ne sono già stati realizzati quattro e tutto si concluderebbe con il lotto numero 6. Se decidessero ora di bloccare tutti i lotti non potremmo certo trasformare le gallerie in cantine. Inoltre i lotti 5 e 6 prevedono di utilizzare in tutto 2.500 lavoratori tra diretti e indiretti. Che cosa diciamo? Che buttiamo via il lavoro?».

Situazione identica a quella della Torino-Lione che è in stato di realizzazione avanzata. Sul versante francese, ma sulla tratta internazionale, quella di competenza di Francia e Italia, il tunnel di base continua a procedere. Ora è arrivato a 6 chilometri. Che cosa accadrebbe se si decidesse di bloccare tutto? «A queste incongruenze - sottolinea il sindacalista - si aggiungono gli aspetti finanziari. Noi chiediamo che il governo attivi la Cassa Depositi e prestiti per sopperi- re alla crisi di liquidità degli appaltatori nazionali. Anche qui ci sono casi paradossali. La Astaldi alimentava le sue casse con i proventi dalla Turchia e dal Venezuela. La crisi politica in quelle due aree del mondo ha finito per far diminuire il flusso. Oggi Astaldi ha commesse per tre miliardi di euro ma rischia di fermarsi». Perché aiutare i player nazionali? «Perché società come Astaldi, Cmc, Condotte sono all`avanguardia a livello mondiale e hanno importanti commesse. Se blocchiamo i nostri cantieri e non risolviamo il problema della liquidità, basterà che un fondo cinese faccia un`offerta e finirà per portarsele a casa. Sono società strategiche. Avere i cinesi che lavorano nei cantieri del porto di Genova non è la stessa cosa, visto che sono proprietari del Pireo». I blocchi hanno come effetto anche la fuga delle professionalità: «I francesi ci invidiano il personale addetto alle talpe e alle gallerie. Abbiamo tecnici e operai specializzati. Offrono buoni stipendi. Nei giorni scorsi ho incontrato un lavoratore siciliano in un cantiere del Terzo Valico. Mi spiegava che se il governo blocca i lavori lui dovrà andare a lavorare all`estero. Diceva: `Perché io che sono italiano devo andare a scavare la metropolitana di Parigi mentre qui tutto si ferma?`». E da questa domanda che, forse, bisognerebbe partire. E da questa domanda che certamente partirà la manifestazione nazionale dei dipendenti dei cantieri se il governo continuerà a non volerli incontrare.

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