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Ape agevolata solo per un centinaio di operai su un bacino potenziale di circa 22mila lavoratori. Lo dicono le proiezioni della Fillea Cgil, come racconta Dario Boni a Edilizia&Territorio Quotidiano 

L'articolo di Giuseppe Latour per Edilizia e Territorio Quotidiano:

05.12.16 Appena un centinaio di operai su un bacino potenziale di circa 22mila. Sono tante le persone che potranno accedere all'Ape agevolata, se le regole fissate dalla legge di Bilancio alla Camera dovessero essere confermate al Senato. Lo dicono le proiezioni della Fillea Cgil, effettuate verificando i requisiti dei lavoratori attualmente impegnati nel settore. Di fatto, quindi, alle condizioni attuali andiamo verso una "non riforma" che rischia di cambiare poco per chi è in cantiere. Per questo, servono correzioni a Palazzo Madama.

Il nuovo strumento dell'Ape agevolata consente, nella sostanza, di lasciare il lavoro in anticipo rispetto a quanto avviene adesso, per l'esattezza alla soglia dei 63 anni. Ed è nato, tra le altre cose, per permettere ad alcune categorie di lavoratori impegnati in attività particolarmente usuranti di avere un beneficio rispetto agli altri. Tra i soggetti beneficiati da questa novità, dopo una lunga trattativa, sono stati inclusi anche gli operai edili. Leggendo la versione finale della norma, però, i sindacati hanno capito che i conti non tornavano.

Se prendiamo tra le mani il testo appena approdato al Senato, infatti, al comma 179 dell'articolo unico della legge c'è scritto che per accedere al bonus sono fondamentali due requisiti: svolgere "da almeno sei anni in via continuativa" l'attività di operaio edile e, in aggiunta, essere "in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 36 anni". Sono due limiti che, messi insieme in maniera combinata, creano un effetto devastante sul terrore.

I numeri della Fillea, infatti, dicono che nel settore ci sono circa 42mila operai over 60 e che, di questi, quelli direttamente interessati all'Ape agevolata, perché over 63, sono più o meno 22mila. Il problema, però, come racconta il segretario nazionale Fillea Cgil Dario Boni, è che quasi nessuno di loro riesce a superare entrambi i paletti previsti dalla norma: «Siamo a circa cento persone e sono tutte dipendenti di aziende molto strutturate, quindi una componente molto parziale del mercato».

Per Boni, «la riforma realizzata dal Governo è positiva in linea generale ma rischia di essere effimera su alcune questioni di sostanza, perché tutti sanno che i lavoratori edili sono discontinui». Parliamo dei sei anni consecutivi di contribuzione. «Tipicamente, gli edili hanno periodi scoperti in cui non hanno lavorato o non hanno lavorato in nero, quindi per loro è difficile arrivare a sei anni interi». E lo stesso discorso si può fare per i 36 anni di contribuzione. «La stragrande maggioranza non raggiunge questo livello di contributi». La media delle settimane lavorate da un operaio, infatti, è tra le 36 e le 37: significa che, lavorando 45 anni si maturano circa 32 anni di anzianità contributiva.

Quindi, «visto che i due requisiti abbinati non li ha nessuno, bisogna intervenire». Le richieste dei sindacati, secondo quanto spiega Boni, non puntano a stravolgere l'impostazione uscita dalla Camera, «perché capiamo che questa misura è molto sensibile per la Ragioneria generale dello Stato», in termini di nuova spesa. Allo stesso tempo, però, bisogna rendere la norma applicabile. Le proposte, allora, sono essenzialmente due. Dal lato dei sei anni consecutivi di contribuzione, il riferimento potrebbe essere un emendamento preparato dal presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano: i sei anni non dovrebbero essere più consecutivi, ma spalmati nei dodici anni precedenti la pensione. Ragionamento simile anche sul tetto di contributi. «Chiediamo di abbassarlo, anche di poco». Quindi, dai 36 attuali bisognerebbe scendere almeno a 30. Nessuno stravolgimento, insomma, ma un assetto che consenta di far accedere all'Ape agevolata almeno duemila edili ogni anno.

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