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Per fermare le morti nei cantieri serviva altro, dal Governo peggioramento delle norme esistenti. Leggi gli interventi di Alessandro Genovesi sulla stampa.              

In Consiglio dei Ministri i provedimenti su lavoro e sicurezza. Genovesi, Fillea Cgil: partorito topolino, peggiorando le norme. Insieme alla Confederazione continueremo la nostra mobilitazione.  

Genovesi al Fatto Quotidiano: il governo prepara un decreto ma senza quel che serve davvero, cioè meno subappalti, tutele del pubblico nel privato, patente a punti. Un errore tragico.
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Novantacinquemila lavoratori irregolari che generano 1,7 miliardi di euro di evasione contributiva e fiscale annuale nel settore delle costruzioni di Roma e provincia. Questa la stima della Fillea Cgil di Roma e Lazio illustrata dal segretario Roberto Cellini nel corso di un convegno sulle infiltrazioni mafiose negli appalti a cui hanno partecipato, tra gli altri, anche il segretario regionale della Cgil Claudio Di Berardino e il presidente dell'Osservatorio sulla Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio Enzo Ciconte.

Presentando questi dati "allarmanti" Cellini ha precisato: "Potremmo aver fatto un errore di calcolo ma vorremmo essere smentiti". Parlando di appalti ha poi aggiunto: "Con il sistema del massimo ribasso sono in forte crescita i lavori aggiudicati al 50 o anche al 60% di ribasso, la conseguenza più immediata e 'irregolarita' contrattuale, legale e nel rispetto delle leggi sulla sicurezza". Cellini ha quindi sottolineato l'esigenza di "un patto delle organizzazioni sindacali con le associazioni datoriali per monitorare i cantieri" e di una sinergia con le amministrazioni pubbliche: "Alla Provincia chiediamo di armonizzare i protocolli sulla legalità e sicurezza che ha chiuso separatamente con noi e le associazioni datoriali. Al Comune ricordiamo che il protocollo sugli appalti firmato con la precedente giunta è ad oggi ancora inapplicato". (Fonte Agenzia Ansa)

"C'e' bisogno di maggiore sviluppo locale attraverso l'innovazione e la ricerca, nuove infrastrutture materiali e immateriali, servizi, formazione, ma anche qualita' sociale e urbana, reti cooperative tra imprese e capacita' di collaborazione tra attori pubblici e privati nel governo del territorio". Lo ha dichiarato Roberto Cellini, Segretario generale della Fillea Cgil Roma e Lazio, nell'ambito di Cantieri trasparenti - le mani giuste sulla regione, convegno promosso dal primo sindacato nazionale per fare il punto sugli strumenti di contrasto alle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici. "Uno degli ostacoli che frena il tasso di sviluppo e il progetto di crescita della nostra regione e' la presenza di organizzazioni criminali, aggressive, pervasive, opprimenti".

Stando al Rapporto sulle presenza della criminalita' organizzata a Roma e nel Lazio, redatto dall'Osservatorio Tecnico Scientifico per la sicurezza e la legalita', la presenza di organizzazioni di stampo camorristico o mafiosa nella regione Lazio va fatta risalire agli anni Sessanta, ma e' dal 2000 che ha assunto dimensioni rilevanti. Sarebbero cinquanta i comuni laziali in cui risulterebbero attivita' criminali, con presenze non trascurabili di centinaia di affiliati a cosche mafiose, gestori diretti di traffici di usura o sostanze stupefacenti, come di centri commerciali, strutture alberghiere e di ristorazione. Tuttavia, i business che registrano alti livelli di penetrazione delinquenziale restano lo smaltimento dei rifiuti e la realizzazione - tramite imprese edili e amministrazioni politiche compiacenti - di opere pubbliche. Proprio l'intreccio tra malavita e crisi economica, "rende le imprese edili e i lavoratori piu' aggredibili da parte della criminalita' organizzata - chiosa Roberto Cellini - e senza un'azione di contrasto forte, la crisi potrebbe essere devastante per il sistema delle imprese e per l'economia locale. Nei cantieri regionali - argomenta il segretario generale della Fillea Roma e Lazio - sono in essere contratti di subappalto non regolari. Un fenomeno di concorrenza sleale che rappresenta anche un indicatore di gestione criminale".

Nel brulicare di aziende, collusioni, palesi infrazioni alle piu' ovvie norme di sicurezza sul lavoro snocciolate da Cellini, va prendendo forma il sistema mafioso che "in maniera silenziosa contende alle amministrazioni locali le loro funzioni fondamentali. Lo dimostrano le ricerche degli organismi accreditati che segnalano come il Lazio sia secondo solo alla Lombardia per numero di segnalazioni di operazioni sospette in rapporto al Pil regionale".

Sfatato il mito del Lazio affrancato dal peso opprimente della criminalita' organizzata, bisogna fare i conti con una realta' che segna investimenti pubblici in calo del 33% rispetto allo scorso anno e la presenza di lavoratori irregolari che ormai sfiora il 50%: dati esplicativi delle dimensioni della crisi e del processo di de-qualificazione in atto nel settore delle costruzioni che spianano la strada a fenomeni degenerativi di ogni tipo.

La medicina che la Cgil Lazio propone a regione, provincia e comune e' l'adozione di "protocolli che prevedano principi di tracciabilita' dei flussi finanziari - conclude Cellini - con strategie di monitoraggio dei finanziamenti pubblici alle aziende". Troppo poco e' stato fatto dalla regione e dal comune che, rispettivamente, hanno accantonato la Legge sugli appalti pubblici e il Protocollo sulle regole degli appalti.

Anche l'Ance, per bocca del Vice Presidente Vincenzo Bonifati, esprime piena consonanza, rimarcando l'impegno di quanti, oltre le organizzazioni sindacali, si industriano per introdurre prassi trasparenti e piena tracciabilita' dei processi edili; "gia' un anno fa noi avevamo cominciato questo percorso", sottolinea Bonifati, puntualizzando la necessita' "di creare elenchi di fornitori, tracciabilita' di pagamenti, identificare le flotte e gli automezzi legati a clan mafiosi o camorristici e monitorare l'ingresso ai cantieri per scongiurare il lavoro nero". "Insomma - conclude - piu' concretezza per un contrasto dal basso, immediato e sul territorio".

Le infiltrazioni di stampo mafioso nelle imprese di costruzione del Lazio sono ormai documentate. Del resto - precisa Piero Luigi Vigna, gia' Coordinatore Nazionale Antimafia - corrono un rischio analogo tutte le nostre regioni, perche' recentemente si e' assistito a una vera e propria migrazione di imprese del Sud verso il Centro - Nord. "Questo nonvuol dire che tutte le imprese del Meridione siano mafiose, ma certamente e' un metro di quell'economia illegale che l'articolo 416bi sull'associazione mafiosa vuole impedire, guardando anche all'articolo 41 della Costituzione che difende ogni iniziativa economico privata e' libera se non reca danno all'utilita' sociale. E poiche' un'impresa mafiosa, anche se attraverso un prestanome, produce un danno all'utilita' sociale, va combattuta".

Lotta alla mafia, dunque, soprattutto attraverso due ordini di strumenti: "In primis - sottolinea Vigna - riguardo alla possibilita' di avere una sola struttura di controllo per regione, garantendo decisioni uniformi a cura di un pool di esperti. Infine per le norme di principio, e' importante un'informazione forte da parte dei sindacati, delle associazioni di categoria imprenditoriali e della P.A. sulle modalita' d'infiltrazione della mafia. Un controllo forte dei cantieri, monitorando chi entra e chi esce, verificando le autorizzazioni e rendendo tracciabili tutti i pagamenti affinche' si possano ricostruire anche a posteriori le varie fasi dei pagamenti. La crescente presenza di cosche e clan criminali a Roma come nell'hinterland capitolino e' certificata dal rapporto sulle presenza della criminalita' organizzata a Roma e nel Lazio, secondo il quale sarebbero tra le 60 e le 67 le famiglie con interessi illegali e differenziati: dallo smaltimento di rifiuti, alle strutture alberghiere della provincia di Viterbo, agli appalti di edilizia residenziale privata e grandi opere pubbliche nel frusinate. Senza dimenticare la distribuzione di prodotti ortofrutticoli o agroalimentari, la grande distribuzione di supermercati e centri commerciali, la ristorazione ne' le agenzieportuali e turistiche, come la Sanita' convenzionata delleprovincie di Roma e Latina".

Decine di clan e 'ndrine si spartiscono il controllo del territorio e delle risorse pubbliche e che, grazie ad un'estesa rete di corruttele, radicano ed espandono le loro attivita' nella Regione Lazio, forti di oltre 300 residenti, associati o associabili ad organizzazioni extraregionali. 'Ndrangheta, Camorra, Cosa Nostra, Sacra Corona Unita fanno shopping in un tessuto economico estremamente appetibile, insediandosi sulla fascia costiera come nel cuore della Capitale, ben accorte a non infastidirsi, a salvaguardare l'equilibrio e il patto di non belligeranza che le rende invisibili quanto capillari. Cosi' scopriamo che San Basilio e' un quartiere controllato dalla 'Ndrina Sergi - Marando, che alla Borghesiana infierisce il Clan Ierino', che a Tor Bella Monaca e alla Romanina coabitano il Clan Alvaro, quello dei Casamonica e la criminalita' autoctona. (Fonte Redattore Sociale)

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