Mezzo milione di persone hanno scioperato. A Roma la chiusura del corteo davanti alla Torre dei Conti, luogo della recente tragedia

 

Mezzo milione di persone ieri nelle piazze italiane per lo sciopero generale della Cgil contro la manovra del governo Meloni. È la stima del sindacato, che parla di un’adesione media del 68% e di oltre cinquanta manifestazioni in tutta Italia. Numeri subito contestati dall’esecutivo: per il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo si è trattato di uno “sciopero flop”, con un’adesione del 4,4% nel pubblico impiego. Una guerra di cifre che ha fatto da cornice a una giornata di mobilitazione segnata da cortei, comizi e disagi limitati nei trasporti. Da Nord a Sud, ieri, lavoratori, pensionati e studenti hanno riempito le piazze per protestare contro una legge di bilancio giudicata “ingiusta e dannosa”. A Firenze, dove ha sfilato il segretario generale Maurizio Landini, la Cgil parla di circa 100 mila partecipanti. Migliaia di persone anche a Torino, Milano, Palermo, Bologna e in molte altre città. Qualche disagio soprattutto nei trasporti pubblici locali, mentre secondo il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti l’alta velocità ha garantito tra il 90 e il 100% dei collegamenti e i regionali circa l’80% del servizio.

“Scioperiamo perché pensiamo che sia arrivato il momento di proteggere chi costruisce il nostro Paese, chi lotta tutti i giorni per la dignità del lavoro. Il Pil è allo ‘zero virgola’. Da tre anni incontrastato un profondo processo di deindustrializzazione. I salari e le pensioni non hanno recuperato il potere d’acquisto perso negli ultimi anni. L’occupazione cresce solo per gli over 50, mentre si contrae ed è sempre più precaria per le nuove generazioni, aumentano le ore di cassa integrazione e le crisi aziendali. A pagare sono sempre lavoratori e pensionati. Saremo insieme a tutta la Cgil nelle piazze di tutta Italia e a Roma, nel luogo simbolo dell’ennesima strage quella di Octav Stroici, l’operaio morto il 3 novembre, quando il cantiere della Torre dei Conti, si è trasformato in un palcoscenico dell’orrore”. E’ quanto afferma il segretario generale della Fillea Cgil Antonio Di Franco che domani parteciperà al corteo previsto alle ore 9.00 in piazza Vittorio Emanuele II per poi giungere ai Fori Imperiali, davanti alla Torre dei Conti dove prenderà la parola per il comizio conclusivo. “Octav era un operaio di 66 anni. Le Casse Edili ci dicono che in Italia sono al lavoro 89mila operai edili dai 60 anni in su- spiega Di Franco - di cui circa 16mila over 65 e 44mila edili dai 63 anni in su, di cui 16mila over 65. Diventa prioritaria una seria riforma sulle pensioni che riconosca i lavori usuranti. Con la mobilitazione di domani insieme alle lavoratrici e ai lavoratori di questo Paese, chiediamo di aumentare salari e pensioni, fermare l’innalzamento dell’età pensionabile, contrastare la precarietà, introdurre una riforma fiscale equa e progressiva”. Inoltre, “Consideriamo miopi le politiche del Governo, che a partire dalla legge di bilancio vanno in direzione opposta alla crescita e allo sviluppo. Alla domanda di case e affitti calmierati, l’esecutivo risponde con risorse insufficienti, spiccioli per la morosità incolpevole e soprattutto con un ddl in materia di sfratti che rischia di mettere per strada migliaia di famiglie. Nessun riordino e prospettiva di lungo periodo in materia di incentivi fiscali ed efficientamento energetico Tagli ad infrastrutture strategiche per la mobilità di cittadini e pendolari (metro Roma, Milano, Napoli, s.s.106 Jonica, Cispadana)”. Una manovra di bilancio chiosa Di Franco “Che taglia su infrastrutture, un miliardo e 225 milioni nel 2026, che ignora la precarietà di un milione di famiglie in affitto, in condizione di povertà assoluta e che rende più iniquo il nostro sistema fiscale. Così l’Italia è destinata a fermarsi e anche l’indice dell’occupazione a cui si appiglia il Governo rischia di invertirsi in maniera decisa (visto che dal 2019 al 2025 il 30% della crescita occupazionale deriva dal contributo delle costruzioni)”. Dal rapporto Fillea CgilCresme, emerge chiaramente “il ruolo centrale e determinante nell’economia recente sia degli incentivi fiscali sulla casa, del Pnrr, che degli investimenti in opere avviati dai Comuni. Praticamente tutto quello che il Governo demonizza e i cui effetti ignora scegliendo politicamente di non investirci”. Infatti “Senza la liquidità del Pnrr, senza un piano reale per la casa che recepisca anche la direttiva case green, a partire dall’estate 2026 è verosimile immaginare una paralisi dell’economia italiana con effetti sulla tenuta dei servizi e del welfare pubblico”. Pertanto “è urgente una inversione di tendenza che rimetta al centro la programmazione, la rimodulazione delle risorse investite su altri capitoli e la pianificazione di tutte le risorse europee, che scevre da condizionamenti ideologici, debbano essere investite per rispondere alla emergenza casa”.

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