Il futuro delle Costruzioni nella legge di Bilancio, l'editoriale del segretario generale della Fillea Cgil nel nuovo numero del giornale trimestrale della Fillea Cgil 

Il Pil è sempre allo ‘zero virgola’ e il maxiemendamento del governo aggrava il bilancio della manovra più anti-popolare degli ultimi anni. Lo schema rimane invariato tutelare i profitti penalizzando brutalmente lavoratori, pensionati e consumatori. Il Governo Meloni non solo ignora le richieste di sostegno a salari e sanità, ma peggiora una manovra destinata a non avere alcun impatto positivo sull’economia reale. Circa 5 miliardi di euro del Pnrr verrebbero distratti dalle finalità originali di riduzione dei divari territoriali per coprire spese nazionali già effettuate nel 2026. Non si tratta di nuovi investimenti, ma di una sostituzione di fonti di finanziamento che libera risorse per la cassa dello Stato senza generare nuovo valore. Particolarmente grave appare la scelta di eliminare le condizionalità «green» i rifinanziamenti per Transizione 4.0 e 5.0, pur ammontando a 1,3 miliardi, vedono cancellata la maggiorazione del 220% precedentemente prevista per gli investimenti a basso impatto ambientale, segnalando un deciso passo indietro sulle politiche climatiche. A ancora in ultimo si decide di allungare il tempo della pensione anticipata e taglia gli anni di laurea dal calcolo dei contributi. L’allungamento delle finestre di uscita, unito al mancato blocco dell’adeguamento alla speranza di vita, sposterebbe l’accesso alla pensione anticipata a 44 anni e 2 mesi di contributi entro il 2035. La situazione diventerebbe estrema per i lavoratori del settore delle costruzioni. Il quadro fiscale completa una manovra che sembra abdicare alla lotta all’evasione, riducendo gli obiettivi del Pnrr a una «farsa»: la nuova ritenuta d’acconto dell’1% sulle fatture elettroniche scatterà solo nel 2029, rinunciando a ridurre il tax gap nel breve periodo. Il governo Meloni, colpisce le fasce popolari per avvantaggiare chi sta meglio, una linea che rischia di compromettere la tenuta complessiva del paese. Una situazione aggravata da tre anni di incontrastato e profondo processo di deindustrializzazione. I salari e le pensioni non hanno recuperato il potere d’acquisto, perso negli ultimi anni. L’occupazione cresce solo per gli over 50, mentre si contrae ed è sempre più precaria per le nuove generazioni, aumentano le ore di cassa integrazione e le crisi aziendali. A pagare sono lavoratori e pensionati, che non solo hanno vissuto un brutale impoverimento a causa di un’inflazione da profitti, lasciata completamente libera di scaricarsi sulle loro spalle, ma hanno anche subìto il drenaggio fiscale conseguente alla mancata indicizzazione dell’Irpef all’inflazione. In una stagione in cui le grandi risorse del superbonus e del Pnrr si vanno esaurendo, ci siamo chiesti cosa succederà nel prossimo futuro al settore delle costruzioni. Il 32% del valore aggiunto nazionale, circa un terzo dell’economia italiana dipende da quello che succede nel settore delle costruzioni e che ruota attorno ad esso. Abbiamo chiaro da tempo quindi che la casa e l’ambiente costruito rappresentano il nuovo paradigma per lo sviluppo e la coesione sociale del Paese. Con questa legge di bilancio il Governo è concentrato su altre priorità: condoni edilizi, rottamazione cartelle, attacco ai diritti dei lavoratori e ulteriori allungamenti dell’età pensionabile. Nel nostro mondo si continua a morire di lavoro e le famiglie che hanno perso i propri cari continuano a non avere risposte, continuano a non avere giustizia. Rappresentiamo un mondo del lavoro importante e delicato, che con le proprie maestranze contribuisce alla crescita economica e infrastrutturale del Paese, ma che purtroppo anche in questa manovra, non trova risposte per sentirsi considerato un valore aggiunto. Un Paese che non riconosce lavoratori con salari poveri e che non riescono ad andare in pensione a 70 anni. Eroi di questo Paese, vittime del dovere, sempre più invisibili. è inammissibile contrastare il disagio abitativo senza una vera e propria riorganizzazione del sistema casa, integrando l'edilizia sociale, stimolando il settore e contenendo il consumo di suolo. Le sanatorie aumentano, gli aiuti ai giovani per l’acquisto della prima abitazione sono pochi e in bilico. Il governo Meloni sta affrontando il tema della casa su più fronti, dalla legge di bilancio al Testo unico dell’edilizia, ma il disegno è uno solo: semplificazioni selvagge e generosi incentivi per i costruttori, misure inadeguate per attenuare l’emergenza abitativa. Questa, secondo le roboanti promesse dell’esecutivo, avrebbe dovuto essere risolta nel Piano casa. Ma ciò che sta emergendo non è un piano organico bensì un insieme di provvedimenti isolati e incerti.

Cari compagni e compagne con l’augurio di un sereno Natale e con la forza nel cuore di tutti i lavoratori e le lavoratrici vittime del dovere, considerati invisibili in questo Paese, che hanno perso la vita per il progresso e miglioramento' rinnoviamo la promessa che continueremo a lottare per la dignità, i diritti e il rispetto del nostro mondo, per costruire insieme un futuro migliore, perché noi abbiamo una idea diversa di sviluppo e di crescita di questo Paese, perché noi siamo la Fillea Cgil.

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LEGGE DI BILANCIO

“Consideriamo miopi le politiche del Governo, che a partire dalla legge di bilancio vanno in direzione opposta alla crescita e allo sviluppo. Alla domanda di case e affitti calmierati, l’esecutivo risponde con risorse insufficienti, spiccioli per la morosità incolpevole e soprattutto con un ddl in materia di sfratti che rischia di mettere per strada migliaia di famiglie. Nessun riordino e prospettiva di lungo periodo in materia di incentivi fiscali ed efficientamento energetico Tagli ad infrastrutture strategiche per la mobilità di cittadini e pendolari (metro Roma, Milano, Napoli, s.s.106 Jonica, Cispadana). Meno risorse per la difesa del suolo, edilizia scolastica e sanitaria. Mancato pagamento e riconoscimento di quanto previsto per il caro materiali alle imprese e difatti nessun intervento per il 2026 in quanto si annuncia che a pagare saranno le stazioni appaltanti. Così l’Italia è destinata a fermarsi e anche l’indice dell’occupazione a cui si appiglia il Governo rischia di invertirsi in maniera decisa (visto che dal 2019 al 2025 il 30% della crescita occupazionale deriva dal contributo delle costruzioni)”. Dal rapporto Fillea Cgil-Cresme, emerge chiaramente il ruolo centrale e determinante nell’economia recente sia degli incentivi fiscali sulla casa, del Pnrr, che degli investimenti in opere avviati dai Comuni. Praticamente tutto quello che il Governo demonizza e i cui effetti ignora scegliendo politicamente di non investirci. Senza la liquidità del Pnrr, senza un piano reale per la casa che recepisca anche la direttiva case green, a partire dall’estate 2026 è verosimile immaginare una paralisi dell’economia italiana con effetti sulla tenuta dei servizi e del welfare pubblico”. Pertanto “è urgente una inversione di tendenza che rimetta al centro la programmazione, la rimodulazione delle risorse investite su altri capitoli (rottamazione cartelle esattoriali, flat tax, condoni edilizi vari e opere tipo ponte sullo stretto che da solo vale 14 miliardi di euro a valere tutte sul bilancio dello stato) e la pianificazione di tutte le risorse europee, che scevre da condizionamenti ideologici, debbano essere investite per rispondere alla emergenza casa. L’ edilizia residenziale sociale (ERS) va definita dalla politica rendendo omogenei i parametri, soprattutto reddituali, su tutto il territorio nazionale”.

CASA

Secondo Federcasa sono 250.000 le famiglie aventi diritto iscritte ai bandi per l’edilizia residenziale pubblica (ERP). Sulla base di questi dati, e prendendo in considerazione un recente studio ance- Cresme, servirebbero circa 35 miliardi di euro (250.000 per almeno 70 metri quadri con un costo di costruzione/ristrutturazione di circa 2000 al metro quadro). Nella legge di bilancio le misure per il disagio abitativo hanno provviste per 50 milioni nel 27, 50 milioni nel 28 e circa 560 milioni di euro per il tanto sbandierato piano casa. Si parla di risorse da provare ad attrarre dal c.d. Fondo sociale europeo per il clima, peccato che ammesso fossero utilizzabili al momento sembrerebbe impossibile prima di gennaio 2028. Per noi oggi il messaggio vuole essere chiaro, la casa e l’ambiente costruito sono il nuovo paradigma per lo sviluppo e la coesione sociale del Paese. Riteniamo quindi che la legge di bilancio non preveda alcun piano annunciato e nessuna risorsa economica. Non sono previsti interventi per l’efficientamento energetico, solo tagli ad opere pubbliche, che impattano sulla vita di lavoratori, pendolari, pensionati a causa di gravi carenze su tramvie, strade statali, manutenzioni ferroviarie e sulle grandi città metropolitane di Roma, Milano. Detrazioni sulle ristrutturazioni insufficienti e limitate ad uno spazio temporale di un anno, che favoriscono lavoro nero e irregolare, bonus mobili prorogati solo per un anno, insufficienti rispetto all’effetto dazi”.

INFRASTRUTTURE

“Lo scenario è reso ancora più grave se si considera che nel 2024 su 62 mila appalti di lavori pubblici per quasi 61 miliardi di euro, circa il 90%, è stato assegnato senza nessun confronto concorrenziale (dati Anac)”. In sintesi, “il Governo non paga quanto dovrebbe per il 2024-2025 e annuncia che per il 2026 quanto necessario per il caro materiali sarà a carico delle stazioni appaltanti, quindi a saldi zero per lo Stato. Quindi per portare a termine i lavori in corso le stazioni appaltanti pubbliche (Enti locali, Rfi, Anas) dovranno rivedere i tempi di realizzazione di altre opere già programmate ma non ancora appaltate. Con una manovra di bilancio che non introduce elementi di crescita per il Paese, l’arretramento delle costruzioni rischia di essere il colpo finale all’industria già ferma da mesi. Un miliardo e 225 milioni di tagli in investimenti per le infrastrutture del paese nel 2026”.

DL SICUREZZA

“Bene l’introduzione del badge di cantiere ma rimangono irrisolte tutte le altre questioni a partire dalla annunciata stretta sui sub-appalti. Ignorata ancora una volta la richiesta di istituire una Procura nazionale che si occupi di reati in materia di salute e sicurezza. I processi non iniziano presso Procure, troppo spesso sprovviste degli strumenti idonei. I familiari rimangono in assenza di risposte, senza il gratuito patrocinio e senza, come da noi richiesto, la liquidazione di una somma provvisionale. Il decreto introduce importanti novità come l’estensione del badge di cantiere, un inasprimento delle multe per le imprese sprovviste di patente a crediti, una procedura più snella di controlli da parte dell’Inl, un rafforzamento dell’attività di vigilanza il cui obiettivo è andare a incidere sulle catene di appalti e subappalti. Rispetto al badge di cantiere, battaglia storica degli edili siamo già pronti a renderlo efficace mediante il nostro sistema casse edili/edilcasse, partendo ad esempio dalle esperienze dei cantieri del Sisma 2016, Roma, Firenze e Reggio Emilia. Nessuna risposta invece, in merito alla limitazione del sub-appalto, ormai fuori controllo dopo le ultime modifiche del codice dei contratti volute da Salvini. La norma a nostro avviso sta ulteriormente danneggiando un sistema storico di piccole e medie imprese, abituate a competere sulla qualità, non sul risparmio e il ribasso. Riteniamo infatti che nel tempo potrebbe avere degli effetti devastanti sul tessuto industriale dell’edilizia e non solo. Sul sistema di protezione contro le cadute dall’alto, nessuna risposta in merito alla necessità di contrastare il dumping contrattuale e il proliferare dei falsi attestati di formazione. Troppi ponteggi montati da imprese che non applicano i ccnl dell’edilizia e che non garantiscono ai lavoratori la necessaria formazione, eludendo obblighi formativi pre-ingresso e verifica della congruità della manodopera”. Rispetto alla patente a crediti invece, “continuiamo a pensare che non sia uno strumento utile ed efficace anche guardando i numeri molto esigui rispetto alla platea. Pensiamo che sia stato uno strumento più utile a chi si occupa di gestire e fornire servizi in merito a tutta la burocrazia che essa introduce. Servirebbe una discussione in merito ad un intervento organico in materia di qualificazione d’impresa che metta al centro storia, competenza, mezzi e rispetto dei diritti dei lavoratori. Troppe imprese sul mercato difatti ad accesso libero stanno danneggiando la parte sana del sistema d’imprese dell’edilizia.

MEZZOGIORNO

“Lo scenario è reso ancora più grave se si considera che nel 2024 su 62 mila appalti di lavori pubblici per quasi 61 miliardi di euro, circa il 90%, è stato assegnato senza nessun confronto concorrenziale (dati Anac)”. In sintesi, “il Governo non paga quanto dovrebbe per il 2024-2025 e annuncia che per il 2026 quanto necessario per il caro materiali sarà a carico delle stazioni appaltanti, quindi a saldi zero per lo Stato. Quindi per portare a termine i lavori in corso le stazioni appaltanti pubbliche (Enti locali, Rfi, Anas) dovranno rivedere i tempi di realizzazione di altre opere già programmate ma non ancora appaltate. Con una manovra di bilancio che non introduce elementi di crescita per il Paese, l’arretramento delle costruzioni rischia di essere il colpo finale all’industria già ferma da mesi. Un miliardo e 225 milioni di tagli in investimenti per le infrastrutture del paese nel 2026”. 

Edilizia, Comunicazione