La Rsu rappresenta i lavoratori nel luogo di lavoro, si tratta di un organismo sindacale eletto dai lavoratori di un'azienda o di un ente pubblico, che ha il compito di rappresentarli e tutelarne i diritti di fronte al datore di lavoro

Come Fillea Cgil all'interno del nuovo numero del giornale trimestrale Sindacato Nuovo, abbiamo deciso di raccogliere le storie di alcune rappresentanze sindacali unitarie. Uomini e donne, lavoratrici e lavoratori che affrontano quotianamente crisi aziendali, cercando di dare risposte e garantire una presenza costante nella tutela dei diritti e doveri. 

Erasmo Lanzolla, è stato Rsu ed Rsa nello stabilimento Graviscella-Altamura Natuzzi

“Si tocca la carne viva del dolore delle famiglie nello stare a contatto con i lavoratori. Ho vissuto per tanti anni la cassa integrazione. Dal punto di vista umano sono cresciuto tanto, dal punto di vista sindacale è stata un’esperienza bellissima”. è il racconto di Erasmo Lanzolla, per tanti anni Rsu della Natuzzi, oggi è Rsa nello stabilimento di Gravicella-Altamura. La Natuzzi è una importante azienda italiana di arredamento specializzata in divani, poltrone e mobili di design, da tempo in situazione di crisi.

“Mi sono iscritto nel 1988 alla Cgil, lavoravo nella Natuzzi in provincia di Matera. Dopo un anno ci sono state le elezioni e abbiamo vinto nell’opificio, fui eletto Rsu. All’epoca era difficile lavorare in azienda, anche se andava bene. Non esistevano giorni festivi e il sindacato era mal visto dai lavoratori. In tutto il gruppo Natuzzi eravamo solo 9 gli iscritti, quindi erano tempi durissimi. Non potevamo parlare con i colleghi e eravamo isolati. In buona sostanza il sindacato non era ben visto. Nel tempo i vertici della Natuzzi hanno fatto quello che volevano. Lavoravamo come matti non riuscivamo mai a fare una contrattazione di secondo livello. Anche sulla sicurezza c’erano grandi problemi. Un clima di diffendenza e tensioni. Tutto questo nei tempi più produttivi. Sindacati deboli quando c’era un indotto di 20 mila dipendenti che lavoravano per il salotto. Una situazione durata fino al 2003 quando è iniziata la cassa integrazione, che non è mai finita. Siamo cresciuti in una situazione di crisi. Andiamo avanti con le proroghe. Certamente la poca sindacalizzazione dei lavoratori non ha aiutato. L’azienda ha potuto gestire la cassa senza alcun ostacolo. Oggi grazie alla Fillea riusciamo a fare una rotazione equa, mettendo le mani a tante cose”.

Come sei arrivato al sindacato?

“Io vengo da una tradizione familiare, ma a prescindere da questo vedere le persone in difficoltà, mi fa stare male. Negli anni ho visto lavoratori laureati trattati male. Un giorno dissi ‘non posso resistere’ mi iscrivo e così ho fatto. Sono 23 anni che non si arriva ads uno stipendio dignitoso. In certi momenti mi veniva la voglia di mollare tutto. La presenza della Fillea mi ha sostenuto e dato forza. Io spero che si ritorni a lavorare senza ammortizzatori sociali, ho molta paura che questo Governo ci abbia abbandonato. Avevamo fatto un ottimo piano di rientro ma niente. Il settore è in crisi, non c’è niente da fare e con i dazi di Trump c’è stato il tracollo, visto che il 38% della nostra produzione lo esportiamo in America. Le speranze iniziano ad esaurirsi. Aspettiamo la convocazione al Mimit. Nonostante questo, rifarei questa esperienza. Sono cresciuto molto dal punto di vista umano. Si tocca la carne viva del dolore delle famiglie, stare a contatto con lavoratori, vivere insieme di cassa. è bello sentire che c’è chi crede in te, la gente si appoggia a te, diventi uno di famiglia, un punto di riferimento. Questo mi ha riempito di orgoglio”.

Guido Salvatore, 55 anni Rsu nell’edilizia, minatore di Serricella Acri, attualmente nel Terzo Megalotto della 106 Ionica

Se continuiamo a precarizzare, frazionare la filiera, anche la presenza sindacale di tutela verrà meno.

“La prima volta che mi sono iscritto alla Fillea Cgil è stato il 1991. Lavoravo in un cantiere edile in provincia di Potenza, nelle gallerie. Conoscevo la Cgil, c’era mio fratello che faceva delegato con la Filt, ma avevo una passione a prescindere. Eravamo in tanti già iscritti. Nel mio lavoro la tutela sindacale è importante perché ti permette di conoscere le leggi sulla sicurezza e conoscere i tuoi diritti”.

“Sono stato in una media azienda un semplice iscritto, facevamo ogni tanto incontri con la ditta per avere miglioramento economico, spesso riuscivamo ad ottenere qualcosa. Ufficialmente sono stato eletto nel 2023 nel cantiere del Terzo Megalotto. La rappresentanza in positivo è un’esperienza che ti permette di confrontarti con tutte le parti del contesto lavorativo, ad eccezione del rapporto con l’azienda non sempre facile. I più giovani non si interessano. Guardano solo a guadagno e benefici, non sono molto presenti, anche perché vengono assunti con contratti a termine. Questo cantiere che rappresenta la lavorazione di una grande opera con 600 operai è entrato nella sua fase conclusiva. Siamo oltre il 75 % dello stato di avanzamento. Quando finisce un cantiere si attinge alla disoccupazione dove qualcuno potrà venire ricollocato, altri no. Dove è presente il sindacato nell’accordo del licenziamento chiediamo la ricollocazione di tutti i lavoratori in un altro cantiere. Quindi in questa fase il ruolo dell’Rsu diventa molto delicato. E’ importante garantire continuità lavorativa, per accontamento dei contributi. Quando si chiude un cantiere non è semplice ricollocarle. Pertanto vista la condizione di precarietà di molti giovani, considero più difficile la fidelizzazione al sindacato. Nonostante questo, credo che ci possa essere un mondo del lavoro migliore per la tutela della salute di tutti. Il problema è nel subappalto. Se continuiamo a precarizzare, frazionare la filiera, anche la presenza sindacale di tutela, viene meno. Il mio contratto è a tempo determinato, quindi mi fa essere più attento rispetto al rapporto con l’azienda. Il lavoro lo guadagno facendo le 8 ore di lavoro. Se non c’è una struttura valida dietro non si può fare nulla. A volte il sindacato si lascia andare a questioni politiche e spesso i lavoratori arrivano ad essere disorientati. Ad esempio se questa la legge di bilancio non va bene, dovremmo essere uniti. Non si capisce nemmeno il messaggio. Assenteismo è un grande sintomo di debolezza, uniti si vince e divisi no. Le sigle sindacali devono essere unite sulle questioni che hanno ricadute importanti sulla vita dei lavoratori, altrimenti si perde di vista la missione e la funzione del sindacato”.

Francesco Ghianni, 32 anni vive a Prato impiegato da tre anni nell’azienda Montalese Spa Per Dormire, eletto Rsu da tre mesi

“Da tre anni nell’azienda di Perdormire, sono impiegato e mi occupo di qualità, salute e sicurezza. Primo lavoravo in un laboratorio metereologico a Prato. Sono stato eletto da un paio di mesi, il 12 novembre rappresentante sindacale unitario. La Montalese Spa, è un’azienda leader nel settore materassi e sistema letto. Abbiamo diversi canali di vendita e più di 100 negozi in tutta Italia. Fatturiamo più 100 milioni l’anno, con più di 400 dipendenti. Per quanto riguardo il settore legno siamo il primo materassificio d’Italia, con 230 tra impiegati, operai e quadri. Rispetto alla crisi del settore ci stiamo difendendo. Nel tempo non c’era mai stata una presenza sindacale. La prima volta che è stata eletta una Rsu con grande adesione. Certamente prima di questa elezione, ci sono state molte assemblee parecchio partecipate. Si parlava di temi che toccano dipendenti come: chiusure aziendali e ferie non concordate, venerdì non pagati, considerando che il contratto legno non ha delle retribuzioni altissime. In buona sostanza siamo partiti dal condizionamento nella gestione delle ferie fino ad arrivare a problemi relativi alla sicurezza. Infatti ci sono strutture non accoglienti, indumenti non esattamente di alta qualità, il microclima aziendale non è dei migliori. Quindi vedendo grande adesione nelle assemblee e visti i numeri, abbiamo deciso di aprire le procedure per andare ad eleggere Rsu. Questa prima elezione ha visto la partecipazione con l’80% degli aventi diritto, quindi un grande successo con 4 canditati per la Fillea. Essendo un impiegato ho cercato di raccogliere quelle che sono le criticità dei miei colleghi: flessibilità oraria, smart working, buoni pasto, mensa. Una mentalità lavorativa non al passo con i tempi. Si fa fatica a trovare giovani laureati che restano. Non c’è turn over. Nel sindacato ho trovato molta apertura nel discuterne, l’azienda è nuova ed è troppo presto per fare delle valutazioni. Ho unito la mia passione per la materia ma anche all’opportunità di avere un rapporto diretto con azienda. Chiaramente avverto la pressione e sento il peso della responsabilità, ma lo considero stimolante. Ho voglia di lavorare ad un piano di sviluppo. Parlare con gli operai mi piace molto. Tendenzialmente in questa azienda si crede molto nell’importanza e nel ruolo del sindacato. Una base buona per lavorare”.

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