Questo Sito Utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione sul sito. Se vuoi saperne di più leggi la Cookies Policy. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.

La situazione nei cantieri è ormai fuori controllo. Da qui nasce la proposta di legge elaborata dai sindacati di categoria per applicare un solo contratto nei cantieri. Genovesi ne parla a Rassegna Sindacale.
 
FUGA DAL CONTRATTO 
 

Se la vita fosse un film, potremmo raccontare con tre titoli come sono cambiati i rapporti di lavoro nei cantieri in questi dieci anni di crisi: dalle “50 sfumature di grigio e nero“ dei primi anni di crisi, con il boom di muratori part time e la crescita del lavoro nero, siamo passati alla successiva “generazione 1.000 euro”, con l’esplosione di muratori-partite Iva, più economici e soprattutto meno rischiosi dei primi in caso di controlli, fino ad arrivare all’odierno “fuga dal contratto”, il film in voga da due anni a questa parte.

Purtroppo, il film è realtà vera, come testimonia questa inserzione: “Agenzia per il Lavoro (omissis) ricerca per Azienda multiservizi escavatorista con esperienza nel settore edile. Il lavoratore verrà inserito in un cantiere e si occuperà di utilizzare i mezzi del movimento terra. È richiesta esperienza e residenza nella provincia di Bologna, serietà, disponibilità, flessibilità, turni anche il sabato. Si offre contratto iniziale a tempo determinato in somministrazione, ccnl Servizi integrati/multiservizi”.

Una realtà che pesa drammaticamente sulle spalle, e spesso sulla vita, di centinaia di migliaia di lavoratori, nonostante l’inesauribile lavoro di denuncia del sindacato e le tantissime vertenze aperte, l’impegno infaticabile del personale ispettivo, ridotto ormai all’osso per numeri e risorse, gli accordi e gli impegni sottoscritti dalle parti sociali, le promesse – quasi sempre disattese – dei governi nazionali. Tre patologie (lavoro nero, sottopagato, con contratti non attinenti) che sono andati via via sommandosi, facendo del lavoratore edile con diritti e contratto regolare più l’eccezione che la regola.

Che fare, allora, per contrastare questa giungla contrattuale nei cantieri edili? Fillea, Filca e Feneal non hanno dubbi, serve una strategia ad hocche affermi il principio “stesso lavoro stesso contratto”, in un mix di accordi sindacali e di interventi legislativi. Strategia e proposta di legge presentate ieri (14 febbraio) nel corso di un incontro dei direttivi unitari Flc (Federazione dei lavoratori delle costruzioni), aperto ai rappresentanti dei maggiori partiti in corsa per un ruolo nella prossima legislatura, presenti Maurizio Sacconi, Cesare Damiano, Federico Fornaro, assente Movimento 5 Stelle.

Il senso della proposta ce lo spiega il segretario generale della Fillea, Alessandro Genovesi, che ha introdotto l’iniziativa: “La tendenza a non applicare più il contratto del settore merceologico di appartenenza o dell’attività prevalente è alimentata dalla spasmodica ricerca del ccnl meno oneroso, secondo un’idea distorta della cosiddetta libertà di impresa. Ciò accade in primis nei cantieri edili, ma non solo lì. È emblematico ciò che abbiamo registrato – e denunciato – in alcuni cantieri per l’emergenza e ricostruzione del Centro Italia a seguito del sisma del 2016: contratti che spaziano dalla logistica al floro-vivaistico al multiservizi, con false dichiarazioni e indagini della magistratura”.

A questi contratti, i sindacati degli edili sperano di mettere un freno grazie all’accordo sulla congruità della manodopera nei cantieri, firmato lo scorso 7 febbraio con il Commissario straordinario del governo, i presidenti delle Regioni-Vicecommissari, il ministero del Lavoro, l’Inps e l’Inail. “I sintomi della patologia li conosciamo bene – prosegue Genovesi – e tentiamo di contrastarli con tutti gli strumenti in nostro possesso. Ma con l’aspirina possiamo abbassare la febbre, non certo curare la polmonite. E la malattia del nostro settore è data dalla mortifera combinazione di due fattori patologici, l’inadeguatezza delle regole di mercato e del sistema delle imprese, entrambi centrati sull’idea di una concorrenza fatta sulla compressione dei costi – quindi, massimo ribasso e dumping contrattuale – e non sulla qualità del processo, del prodotto e del lavoro. O si aggredisce la causa o la malattia ucciderà il paziente”.

Dunque, dai sindacati la proposta – che va nella direzione della riduzione del numero di contratti – di ripristinare, anche attraverso un intervento normativo, l’obbligo di applicare il ccnl più attinente alla reale attività di impresa e al luogo dove essa si svolge, come spiega il leader degli edili Cgil: “Accanto all’applicazione dell’articolo 39 della Costituzione, e viste anche le specificità del settore edile e dell’ambiente cantiere, proponiamo l’emanazione di una legge ad hoc per l’applicazione del contratto dell’edilizia in cantiere, ritenendo fondamentale su questo prima di tutto un protagonismo autoregolatorio delle parti sociali a livello confederale, ma consapevoli anche che la stessa crisi di rappresentanza delle associazioni datoriali, la loro concorrenza fatta a colpi di ‘chi fa lo sconto più alto al consulente di turno’, qualora non dovesse produrre questa capacità autoregolatoria delle parti, necessita comunque di un intervento – fosse anche a sostegno – da parte del legislatore”.

La proposta di Fillea, Filca e Feneal è che in un cantiere edile (definito sulla base del dlgs 81 del 2008) si applichi esclusivamente un unico contratto collettivo nazionale e territoriale di lavoro. “Un ccnl – sottolinea il segretario della Fillea – che possegga in sostanza le seguenti caratteristiche: sottoscrizione da parte delle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale – lo spirito dell’articolo 39 –; miglior attinenza e aderenza con l’attività edile e le ulteriori attività esercitate all’interno dei cantieri edili – in linea sostanzialmente con l’articolo 2070 del codice civile –; riconoscimento contrattuale delle migliori condizioni salariali, di sicurezza e formazione”.

Per Genovesi, “non deve più accadere che ci siano contratti 'Pac Man',come quello del multiservizi, nato per piccole manutenzioni e pulizie, ma che nel tempo ha fagocitato di tutto, dalle manutenzioni edili e idrauliche a quella autostradale, fino ad attività fieristiche o addirittura archeologiche. È così che, per fare un solo esempio, imprese storiche che facevano manutenzione edile all’Ilva di Taranto sono passate al multiservizi, addirittura con il placet dello stesso Commissario governativo per la bonifica ambientale del siderurgico“.

Avviare una parificazione, tra tutti i settori produttivi, del carico contributivo relativo ai versamenti Inps, definire un unico ccnl per tutte le imprese edili, individuare un’autorità terza del contratto applicabile, come già avviene in alcuni Paesi europei, reintrodurre il Durc per cantiere, con una normativa apposita per l’edilizia, estendere la congruità oltre l’articolo 105 del codice appalti e pretenderlo per tutti i lavori che beneficiano di incentivi pubblici, introdurre la patente a punti per poter aprire un’impresa e/o come sistema premiante in caso di aggiudicazione di appalti pubblici, rendere trasparente e governabile il sub-appalto, limitandolo al primo livello, valorizzare gli enti bilaterali riconosciuti dal ministero del Lavoro: queste in sintesi le proposte degli edili di Cgil, Cisl e Uil, con l’augurio che il nuovo governo sia in grado di dare risposte e, soprattutto, di dare il via a una seria politica industriale per il rilancio del settore delle costruzioni, nel segno della legalità, della qualità delle imprese, del prodotto e del lavoro. Perché la “grande bellezza” italiana ha bisogno di un settore capace di affrontare le nuove sfide del terzo millennio, che si chiamano sostenibilità, rigenerazione urbana, messa in sicurezza, antisismico, innovazione, ricerca e formazione.

 

Vai alla pagina >>