Questo Sito Utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione sul sito. Se vuoi saperne di più leggi la Cookies Policy. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.

Agenda FilleaFlickr FilleaTube twitter 34x34 facebook 34x34 newsletter mail 34x34 busta paga 40x40Calcola
la tua busta paga

domani ci sara logo 1200

La sfida della sostenibilità: intervista de la Stampa Tuttogreen ad Alessandro Genovesi sui temi della sostenibilità che sono stati al centro del Congresso nazionale della Fillea Cgil        

Costruzioni, il sindacato scommette sulla sostenibilità

Fino a qualche tempo fa industria delle costruzioni e sindacato avevano una parola d’ordine comune: costruire. Oggi invece le priorità sembrano cambiate e anche questo settore sta cominciando a dotarsi di un alfabeto “verde”. Almeno questa è la direzione in cui spinge Alessandro Genovesi, appena riconfermato alla guida della Fillea CGIL.

Genovesi, lei propone la messa in sicurezza del territorio e una politica urbanistica che assuma il saldo zero nel consumo di suolo. Siamo ad una svolta ambientalista del sindacato?

“La crisi economica è stata anche fattore di accelerazione di una nuova cultura nel settore delle costruzioni. È maturata così una nuova coscienza, che tiene conto degli impatti ambientali e delle potenzialità economiche di una politica urbanistica improntata alla sostenibilità. Si tratta solo di sistematizzare meglio la normativa e creare condizioni più vantaggiose per l’industria e per il lavoro”. 

10 anni di crisi hanno comportato per il settore delle costruzioni la perdita di 600 mila posti di lavoro e la scomparsa di 120 mila aziende. Come si esce da questo imbuto senza tornare a una cementificazione insostenibile?

“La maggioranza degli oltre 4 milioni di cantieri nel 2017 era già destinata a rigenerazione e recupero, segno che il nostro comparto ha cambiato pelle. Ora servono le politiche: i piani di dissesto idrogeologico devono essere diversi da 30 anni fa, perché l’Italia del 2018 non ha gli stessi problemi degli anni ’80 su questo fronte. Basta osservare gli impatti del cambiamento climatico sulle nostre infrastrutture, pensate quando le precipitazioni erano più regolari e le temperature più basse”.

Quali misure propone il sindacato?

“Innanzitutto un piano straordinario per la messa in sicurezza del territorio, contro i tanti, troppi disastri che distruggono vite e mettono in ginocchio intere province e regioni. Le immagini giunte dal Bellunese e dalla Sicilia, le ultime in ordine di tempo, non sono degne di un paese civile. Il piano straordinario sarebbe un volano anche per le aree interne, tutti quei luoghi a rischio spopolamento dove non basta recuperare i borghi per rilanciare il turismo. Occorre mettere in sicurezza le infrastrutture che collegano questi luoghi”.

Sul fronte degli incentivi quali miglioramenti auspica?

“I sisma bonus e gli eco bonus mettono in mano ai proprietari strumenti importanti per la riqualificazione sostenibile degli edifici, ma le aziende hanno bisogno di liquidità per accelerare queste operazioni. Sarebbe opportuno rendere possibile la cedibilità dei crediti anche ad istituti finanziari. Se le banche potessero beneficiare di una cessione degli incentivi, potrebbero accelerare il greenbuilding finanziando in blocco le imprese”.

Cosa manca invece al settore del riciclo per essere davvero competitivo?

“Solo il settore pubblico può dare una svolta al riciclo, trainando così anche il privato. Bisognerebbe modificare il codice degli appalti estendendo la premialità anche ai materiali, non solo agli interventi di risparmio energetico: gli appalti verdi devono avvantaggiare filiere sostenibili e abbandonare il criterio del massimo ribasso. Tuttavia mancano condizioni base per incentivare l’uso di materiali di recupero: per questo proponiamo interventi normativi che autorizzino laboratori mobili sul territorio dove si instaura il cantiere. A seguito di eventi catastrofici, ad esempio, occorre costruire una filiera del riciclo dei materiali per cui cementeria e laboratorio di trasformazione possano essere vicini. La partita è importante: il 70% dei materiali di scarto non pericolosi (calcinacci, croste, polveri, e massi) che finiscono in discarica sarebbero riciclabili in polveri, paste, malte, laterizi. Una parte del mattone nuovo può essere fatta con il mattone vecchio: dobbiamo partire da qui per costruire la cultura del greenbuilding”.

Vai alla pagina >

 

 

NEWSLETTER

Vuoi essere sempre informato sulle attività Fillea? Compila il modulo sottostante e riceverai periodicamente la nostra newsletter.
facebook youtube twitter flickr
agenda busta paga mail newsletter