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Circular Thinking for circular economy, l'Italia nella transizione verso una economia sostenibile. Ne scrive Ludovica Marinaro, architetto dell'associazione Tes, Transizione Ecologica Solidale.

Se gli ostacoli di natura politica, tecnica e culturale sono ancora molti e le strategie da mettere in campo devono forse ancora maturare la necessaria efficacia rispetto ai problemi che la quotidianità presenta, l’emendamento sulla cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste), inserito nel decreto sulle crisi aziendali, costituisce un passo avanti importantissimo sulla strada erta della transizione verso un’economia circolare. Atteso da anni, questo provvedimento recepisce le direttive sui rifiuti fissate nel 2015 dalla Commissione europea con la presentazione di un ambizioso pacchetto di misure e conferma l’impegno del nostro Paese che, in particolare in questo settore, detiene il primato per la percentuale di riciclo, davanti a Germania, Francia, Spagna e Regno Unito (fonti Eurostat). Tuttavia circular economy significa qualcosa di più della gestione dei rifiuti. L’Italia, secondo paese manifatturiero in Europa, è tra i paesi più dipendenti dall’estero per l’approvvigionamento di materie prime, ma è anche il paese europeo che tra il 2000 e il 2016 ha registrato il maggior incremento (+281%) nella produttività d’uso delle risorse (dati Fondazione per lo sviluppo sostenibile).

Affinché non bruci con la velocità di uno slogan, quello dell’economia circolare deve farsi un vero e proprio mantra del nuovo sviluppo nazionale e come tale va agito: cercando innanzi tutto di essere contemporanei all’urgenza della sfida attuale, capaci cioè di quella “trascendenza conscia” che secondo Agamben era indispensabile per “osservare il buio del nostro tempo come qualcosa che ci riguarda e non cessa di interpellarci”. Gregory Bateson, agli inizi degli anni 70 parlava della necessità di “un’ecologia della mente”, in un testo capitale non solo per le scienze umane ma anche per la cultura ecologista internazionale. Egli già leggeva il processo degenerativo di una cultura scientifica basata su processi meramente induttivi e lineari quando ancora non si rendevano palesi le conseguenze materiali di questo modo profondamente interferente di pensare e dunque abitare il pianeta. Ciò che per prima cosa deve tornare alla circolarità è la comprensione del mondo per poter entrare in relazione con la complessità sistemica che lo struttura. Spinoza aveva definito questa predisposizione cognitiva “conoscenza adeguata”, ovvero l’attitudine a ricostruire la natura delle cose cogliendola nelle sue connessioni necessarie con le altre cose.

Morin riconosce nella circolarità uno dei pilastri del pensiero complesso. Insomma l’intuizione della circolarità come modello efficace e virtuoso di porsi in relazione con la Natura non è una novità, informa la cultura filosofica e scientifica da secoli, ma fino ad oggi è stato incapace di ordinare i processi produttivi della società moderna.

Recuperare un pensiero circolare è il primo passo per un cambio di paradigma. Siamo chiamati a risignificare i concetti di “nuovo” e di “vecchio”, di “sviluppo”, di “modernità”, svincolandoli dalle accezioni obsolete accumulate in oltre due secoli di economia lineare. Sgombrare finalmente il campo dell’agire territoriale da parole come “rifiuto”, “consumo”, “sfruttamento” è una prima conquista che ci consente di fondare le relazioni necessarie al cambiamento su solide basi concettuali e valori comuni, condivisi.

Su questi princìpi si fonda l’azione di Tes, il think tank politico-ambientale nato nel 2018 dall’iniziativa del deputato Andrea Orlando, già ministro dell’Ambiente e della giustizia, e diretto da Michele Fina. Nel suo acronimo il suo programma: Transizione ecologica solidale.

Tes promuove una vasta alleanza del mondo scientifico orientato alla sostenibilità, di cittadini consapevoli e di imprese della green economy per dialogare con le istituzioni ai vari livelli e contribuire a definire e attuare le politiche e le misure necessarie alla transizione. Per questo ha creato i Dialoghi della transizione, tavoli di discussione su materie di rilevanza strategica con rappresentanti del mondo economico, dell’accademia, delle istituzioni, della politica, dei media, delle associazioni, riuniti per creare nuove sinergie e portare avanti progetti condivisi.

Questo è altresì l’obiettivo di progetti come “Zeroismore”, il ciclo di conferenze di implementazione del disegno di legge nazionale su consumo di suolo e rigenerazione urbana (atto parlamentare n. 984) che Tes sta portando in giro per l’Italia con una vasta partecipazione. La nostra azione su più fronti promuove in primo luogo un pensiero circolare, fondato sul fare rete, come presupposto fondamentale a sostenere e nutrire quel cambio di paradigma che l’Europa vuole di qui al 2030. 

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