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14.12.15 "Ancora sangue sul marmo, ancora un morto sul lavoro. Il terzo in meno di quattro mesi, forse un record in una terra che pure di incidenti in cava e nei laboratori di marmo ne registra storicamente tantissimi." E' il racconto del Tirreno del 12 dicembre, che riporta la tragica notizia dell'ennesimo infortunio mortale nelle cave di Carrara.

L'articolo prosegue:

"Stavolta la morte è arrivata "al piano", come si dice qui per indicare depositi e segherie dove si lavorano le pietre scese dal monte. È calata, ieri pomeriggio poco prima delle 16, nel piazzale della ditta Italmarble Pocai di via Martiri di Cefalonia, nella zona industriale di Massa. Stefano Mallegni, 52 anni, operaio esperto e coscienzioso è morto ucciso da una lastra di granito che si è mossa e lo ha colpito di spalle, al collo. L`uomo stava forse manovrando la gru "carroponte" del piazzale o forse stava ispezionando i materiali quando il granito si è mosso e no gli ha lasciato scampo. La ricostruzione del terribile incidente è ancora in gran parte da completare. Saranno la polizia, i vigili del fuo- co, gli addetti del servizio di Sicurezza sui luoghi di lavoro dell`Asl a stabilire quali sono state le cause, se ci sono responsabilità precise di qualcuno: mancata applicazione delle norme di sicurezza, manovre pericolose, o altro. Ma, intanto, la comunità si ritrova intontita e scoraggiata a piangere un`altra vittima del lavoro. Senza sapere che cosa fare, come reagire per fermare questa strage. Uno scoraggiamento che traspare anche dalle parole dei sindacalisti, che, anzi, di parole ne hanno ben poche da spendere. «È un problema grossissimo, tre vittime in quattro mesi, non so cosa dire, sono senza parole. Al piano erano ormai anni che non accadevano incidenti gravi. Sul piano della sicurezza sono stati fatti tanti passi avanti. Non bastano. Evidentemente», dice Francesco Fulignani, segretario della Feneal Uil.

«Vorrei essere a fare un altro lavoro. Non è più sopportabile che succedano cose come questa. Davvero, non si sa più cosa fare», aggiunge a mezza voce Roberto Venturini, segretario della Fillea Cgil. Che qualcosa sia cambiato in materia di sicurezza nel mondo del marmo, è un dato di fatto. Dopo anni, decenni, di far west, c`è stata una diffusa presa di coscienza da parte delle aziende. La svolta fu nel 1998, all`indomani dell`incidente a Bettogli, dove morirono due giovani cavatori sepolti da una frana. Da allora le autorità di prevenzione, Asl in testa hanno cominciato a entrare con maggiore decisione sui luoghi di lavoro, a imporre regole e "fare formazione". «Tutti i giorni abbiamo incontri con le imprese e con i lavoratori. Si fanno corsi, si scrivono disciplinari di sicurezza. E troviamo ascolto, ci sembra che queste iniziative siano proficue, che si sia grande consapevolezza sia da parte dei lavoratori, sia da parte degli imprenditori», dice ancora Venturini. Per la movimentazione delle gru a carroponte, ad esempio è, il servizio di sicurezza sui luoghi di lavoro dell`Asl ha compilato e distribuito nelle aziende un ma- nuale di accorgimenti per operare in massima sicurezza. Pagine e pagine per spiegare che occorre essere sempre in due quando si manovra la gru, per ribadire che si devono mantenere distanze non oltre passabili dai blocchi in movimento e da quelli in deposito, per ripetere che ci vogliono scarpe antinfortunio e che bisogna sembra portare il caschetto. Chissà chi l`ha letto, quel disciplinare. E in quanti lo applicano. Il problema, spesso sono i ritmi di lavoro. Vero: sai bene che quell`operazione è pericolosa. Ma seguire tutti gli accorgimenti di sicurezza costa troppo tempo. E tu no ne hai: il "padrone" ti pressa, il camion deve partire, la spedizione deve essere terminata. Altre volte, è l`eccessiva confidenza con il pericolo: il ripetere mille volte un movimento a rischio, trasforma quel gesto in qualcosa che si reputa "normale". E così la sicurezza viene dimenticata, passa in secondo piano: prima viene la produttività. Poi il lutto. 

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