Dimensione collettiva e organizzativa in pratiche contrattuali efficaci e coerenti è l’orizzonte di un sindacato confederale generale
Antonio Di Franco, segretario generale Fillea Cgil
Inizia un nuovo percorso, una nuova sfida per ‘Sindacato Nuovo’. Storie, voci e volti del mondo delle costruzioni che accanto all’intima bellezza di cui sono portatori, lasciano l’amarezza delle grandi questioni irrisolte e delle rigenerate forme di oppressione e sfruttamento. Viviamo il tempo delle grandi diseguaglianze e della marginalizzazione del lavoro nella produzione di ricchezza, che accresce la quota di persone in situazioni di disagio e sofferenza. Processi che rompono la coesione sociale, causano esclusione, frantumano le basi di solidarietà collettiva, assoggettano il patrimonio di senso, le reti di relazione agli imperativi del profitto economico e della razionalità tecnica. Sono tendenze profonde che al termine di una lunga rete e concatenazione di azioni e reazioni in campo economico, finanziario, sociale, ma anche ecologico e ambientale, portano come conseguenza finale all’ espulsione di fasce di popolazione dal tessuto delle dinamiche di convivenza sociale. Bassi salari e precarietà non producono soltanto insicurezza del reddito, perché il lavoro è importante non solo come rapporto produttivo, ma anche per l’inserimento nelle reti di socialità. Tutto ciò mette a rischio le relazioni, aumenta le distanze fisiche fra le persone e radicalizza la dimensione individuale del pensiero critico. A tal punto che il senso di sfiducia e di disagio generalizzato può essere mascherato, alleviandone fittiziamente il fastidio, attribuendone la causa a persone non integrate, facili bersagli di ostilità, il che ne giustifica l’esclusione e ne facilita lo sfruttamento. È così che la povertà di alcuni finisce per costituire un avvertimento e una minaccia per tutti, in modo da dissuaderci dall’intraprendere azioni di contestazione e di lotta, verso quello che ormai appare il c.d. ordine costituito. Ricondurre tutto questo ad una dimensione collettiva, tradurlo in pratiche contrattuali efficaci e coerenti con una nuova dimensione organizzativa è l’orizzonte di un sindacato confederale generale. Dove il territorio e non solo la fabbrica o il perimetro aziendale diventa lo spazio di azione negoziale. Coinvolgere e portare a fattor comune le istanze di tutti impone di declinare i ruoli sindacali in termini di responsabilità e di competenze aggiornate. La coerenza delle nostre azioni e la necessità di misurare e condividere i risultati raggiunti mai come oggi debbono essere centrali anche nel dibattito interno. In questo giornale trova spazio il ricordo e la memoria di chi non c’è e non per colpa sua; vive l’orgoglio dei cavatori e della cava di comunità che andrebbe visitata solo per nutrirsi della forza e della determinazione di uomini che amano il proprio lavoro; parla al presente dei minatori edili che per molti non esistono perché non si vedono e invece ci regalano il progresso e il futuro accorciando le distanze fra gli uomini; altre storie ancora che testimoniano la volontà di essere parte attiva e costruttiva che tutti gli uomini e le donne Fillea sentono di mettere a disposizione di tutti. ‘Sindacato Nuovo’ sarà lo spazio dove parleremo dei grandi temi con cui dobbiamo fare i conti, se vogliamo governare i processi futuri e non subirli. Adattamento al mutamento climatico, innovazione, intelligenza artificiale, sostenibilità, bilateralità, demografia e politiche dell’immigrazione, diritto alla casa e mezzogiorno d’Europa. Lo faremo con un linguaggio semplice e coraggioso lontano da logiche burocratiche. Un po' come quando Di Vittorio nel 1954 al congresso della Federazione sindacale mondiale fece impazzire tutti quando rivolgendosi ai delegati disse: “vedo davanti a me tante facce, vedo dei neri, vedo di quelli neri neri; vedo dei bianchi, dei gialli, dei mezzi neri come me, ma tutti insieme con voi, siamo il sindacato di domani”. Un linguaggio semplice con cui Di Vittorio si collocò in mezzo a tutti loro……un linguaggio che come disse Bruno Trentin , ricordando la figura di Giuseppe Di Vittorio: “dovremmo riuscire a ritrovare nella Cgil, insieme alla funzione morale che esso assumeva”