Mattia Battistetti è una vittima del dovere. È morto a soli 23 anni, il 29 aprile del 2021, a seguito di un infortunio sul lavoro. Il lungo processo sulla sua morte è terminato il 18 marzo di quest’anno con l’assoluzione dei datori di lavoro delle imprese coinvolte perché il fatto non sussiste. Per la Fillea Cgil, la Procura generale di Venezia e quella di Treviso devono ricorrere in appello.
“Per noi sarebbe un segnale sbagliato fermarsi al primo grado - spiega il segretario generale della Fillea Cgil Antonio Di Franco -. Vanno accertate fino in fondo tutte le responsabilità. Ieri il parlamento ha dato il primo via libera al gratuito patrocinio anche grazie alle battaglie dei familiari delle vittime. In nome di Mattia, pensiamo che sia doveroso ribadire quanto sia importante fare piena luce su quanto accaduto in quell’infortunio mortale. Siamo fiduciosi che le Procure competenti andranno nella direzione giusta”.
“La storia di questo processo parla a tanti altri - prosegue Di Franco -. Gli infortuni sul lavoro non sono mai fatti casuali sottendono sempre delle responsabilità, che partono da chi sceglie e ha il potere di farlo perché innanzitutto ne trae profitto. Scegliere di non erogare formazione vera, di non applicare il contratto giusto, di imprimere turni di lavoro massacranti, di non fare la giusta manutenzione, di subappaltare, di fare un copia-incolla dei piani sicurezza, di far lavorare di sabato e di domenica, di non fare prevenzione, significa scaricare tutto sui lavoratori. Soprattutto su altri lavoratori preposti, che ormai in maniera diffusa diventano veri e propri capri espiatori”.
“Non sono i lavoratori a scegliere tutto ciò e soprattutto a scegliere di morire”, conclude Di Franco.