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Referendum

18.12.15 "Avremo di fronte a noi mesi difficili e complicati, in cui si intrecceranno importanti impegni: la proposta di legge di iniziativa popolare sul nuovo statuto dei lavoratori, la costruzione di nuove regole sulla contrattazione, il lancio di una decisiva campagna per la riforma del sistema pensionistico. A tutto questo per noi si aggiunge la stagione di rinnovi contrattuali, su cui nutro ottimismo." Cosi' ha aperto la sua relazione Walter Schiavella al Direttivo nazionale Fillea, svoltosi il 16 dicembre a Roma, ricordando che "abbiamo chiuso bene il contratto del cemento, ed ora siamo impegnati nella consultazione dei lavoratori; abbiamo aperto in questi giorni i tavoli dei laterizi e dei lapidei, a gennaio realisticamente si aprirà quello del legno e nelle prossime settimane avremo anche la piattaforma unitaria per l’edilizia. A tutto questo si aggiungerà l’ attività ordinaria, dal sistema bilaterale agli integrativi provinciali edilizia alle crisi, alle emergenze che si presenteranno e a temi, penso alla sicurezza nei cantieri, su cui siamo impegnati a costruire una nostra azione specifica."

 

Il segretario ha poi toccato due punti, che di seguito proponiamo in sintesi: 

 

NUOVO STATUTO DEI LAVORATORI 

Il comitato direttivo Cgil ha deliberato il 14 dicembre di andare alla consultazione generale dei lavoratori, a partire dal 19 gennaio, sulla proposta di nuovo statuto dei lavoratori. In questo quadro, pur ribadendo le mie perplessità sull’utilizzo della leva referendaria e per questo non potendo che confermare la mia astensione al documento, ribadisco l’ impegno personale e di tutta la categoria  nel sostenere le decisioni assunte dalla Cgil in tutta la campagna di consultazione degli iscritti, con il massimo dello sforzo per raggiungere il maggior numero di lavoratori.

Sul piano dei principi generali, la bozza di nuovo statuto della Cgil risponde puntualmente all’attacco ai diritti e alle tutele contenuto nel JobAct,  leggendo la realtà delle trasformazioni del lavoro e definendo una serie di diritti inalienabili di cui debbono godere tutti i lavoratori, indipendentemente dalla natura giuridica del loro lavoro. In questo, realizza appieno l’obiettivo della contrattazione inclusiva, superando la parte più intollerabile delle norme introdotte negli ultimi anni, e dando una risposta completa alle domande che vengono da categorie che, come la nostra, fanno i conti con lavoro irregolare, frammentato e diffuso.

Risponde poi alla necessità di dare seguito ad una norma costituzionale disattesa sui criteri di rappresentatività dei sindacati. E lo fa partendo dalla trasposizione del testo unico sottoscritto da Cgil Cisl Uil con Confindustria nel 2014.  Su questa parte, la discussione nel direttivo Cgil ha prodotto dei cambiamenti nella stesura sul tema dell’uso del referendum, anche a seguito delle riflessioni portate dalla nostra categoria. 

Evidente che il dibattito, oltre che di merito,  è anche di natura politica, e riguarda il tema della democrazia di mandato e la democrazia diretta. Stiamo scrivendo una proposta di legge, dobbiamo decidere quale ruolo assegnare all’uso del referendum e su questo la discussione politica resta aperta tra chi ritiene che quell’elemento sia vincolante o no.

Da parte mia, continuo ad essere convinto che una buona e regolata democrazia di mandato abbia più valore di una democrazia diretta incerta nell’applicazione e nella modalità di gestione.

La discussione tra noi ha portato ad una stesura in cui il referendum non è obbligatorio, ma si può accedervi su richiesta motivata di una minoranza qualificata, sicuramente un passo avanti. 

Ma un punto resta aperto: come si esercita la rappresentanza. Lo abbiamo risolto riportando per intero il testo unico firmato a gennaio 2014, ma non basta, perché se da un lato attenua un rischio dal versante della nostra riflessione unitaria sulla riforma del sistema contrattuale - che pure affronta ai temi della rappresentanza - dall’altro evidenzia una contraddizione nella nostra azione: se vogliamo includere non possiamo continuare a costruire regole a  misura di grande fabbrica, dobbiamo pensare ad una struttura normativa che faccia i conti con la realtà del nostro sistema produttivo, per i due terzi composto da aziende sotto i 15 dipendenti.

Qui sta un limite nella nostra proposta, che dobbiamo essere capaci di superare, per garantire rappresentanza ai lavoratori di quelle imprese piccole e piccolissime.

La strada esiste, è quella che passa da una dimensione diversa da quella della singola impresa: penso ad un livello livello territoriale, ad un sito fisico, ad una filiera produttiva, ad un distretto.

Dunque, occorre superare questa contraddizione, che da una parte ci fa affermare che la rappresentanza e i diritti di informazione si esercitano per tutti i lavoratori, ma dall’altra ci fa ipotizzare strumenti che di fatto li rendono realmente praticabili solo per una parte dei lavoratori.

Dobbiamo dunque trovare strumenti che ci riportino a coerenza e ritengo importante che nelle sue conclusioni al Direttivo, Susanna Camusso abbia fatto una significativa apertura raccogliendo le nostre riflessioni e perplessità.

 

RIFORMA DEL SISTEMA CONTRATTUALE

Certamente, la discussione su questa bozza si intreccia, per tempi e per contenuti, con il confronto unitario con Cisl e Uil sulla riforma della contrattazione. 

Il tempo non ci aiuta, perché il governo ha deciso di intervenire per via legislativa, costruendo una sua proposta di legge sul salario minimo e sul tema delle relazioni industriali. E lo fa puntando ad un sistema che scardina ruolo e funzione della rappresentanza sociale e che è tutto costruito - basta vedere ultima finanziaria dove il tema del welfare contrattuale individuale non contrattato è a zero imposizione fiscale - sul rapporto diretto lavoratore impresa.

Ed allora, dobbiamo rispondere ancora una volta facendo il nostro mestiere, provando a presentarci a Confindustria con un proposta unitaria.

Per questo, il confronto con Cisl e Uil diventa prioritario e determinante, ed anche qui occorre da parte nostra coerenza, nelle proposte e nel metodo di lavoro ed approccio. Il confronto unitario procede, non ci sono distanze incolmabili, e ci sono già punti di programma condivisi.

Per questo, ritengo che sia importante avere l’approccio  giusto, cioè non affrontare questo confronto con atteggiamento di chi deve difendersi o difendere “sacri principi”, che restano ma che dobbiamo saper interpretare. Al contrario, occorre affrontare  questo confronto con l’ energia, la forza la convinzione e l’orgoglio delle soluzioni che abbiamo trovato nella nostra esperienza contrattuale unitaria. Penso, ad esempio, a quelle soluzioni che per via contrattuale abbiamo conquistato su previdenza complementare o sulla bilateralità che di fatto hanno prodotto una maggiore inclusività.

Quelle strumentazioni sono il frutto della nostra capacità di contrattare, e sarebbe ora di studiarle meglio, conoscerle, sicuramente migliorarle ma non guardarle più con diffidenza.

Questo è un punto per noi molto importante, perché una contrattazione territoriale davvero esigibile sta in piedi solo se usiamo bene gli strumenti della bilateralità, anche in modo innovativo, come stiamo tentando di fare nell’edilizia, valorizzando il buono, eliminando sprechi e opacità, rendendo sempre più efficiente ed efficace un sistema per quei lavoratori indispensabile.

Questa nostra esperienza serve a tutto il sindacato, perché oggi il lavoro frammentato  - e la conseguente necessità di costruire un welfare contrattuale - non è circoscritto ad un milione di lavoratori edili, come quindici anni fa, ma ad un numero enormemente maggiore, nessun settore escluso.

Sul welfare contrattuale, il punto di mediazione che ha consentito la costruzione della piattaforma unitaria è quello che abbiamo realizzato nella costruzione di quella della manifestazione edili del 18 di luglio, e ancor prima, nel contratto, risolvendo quel problema ideologico che ha contrapposto da sempre noi e Cisl, previdenza complementare obbligatoria o no.

Anche qui, la pratica degli edili può aiutare il confronto: stiamo percorrendo una terza via, cioè l’adesione collettiva per via contrattuale che implementa posizioni contributive dei singoli lavoratori, lasciandoli liberi di aderire o non al fondo, esperienza che già altri contratti hanno mutuato. 

Sulla contrattazione, abbiamo un convergenza sull'architettura, quindi due livelli - Ccnl e secondo livello - ma se vogliamo superare il limite rappresentato dal fatto che il secondo livello oggi copre solo il 20% dei lavoratori, dobbiamo pensare ad una sua evoluzione, con un secondo livello che non può che essere anche un livello territoriale, ed io aggiungo di sito, di filiera. 

Sul salario, dobbiamo ribadire che qualsiasi siano gli strumenti ed i meccanismi della sua definizione, non possiamo derogare da un punto: il minimo salariale inderogabile per tutto il territorio nazionale. Dunque l’eventuale introduzione del salario minimo per via legislativa non potrà prescindere da quello che fissano i contratti nazionali.

 

Anche sulla distribuzione del salario tra primo e secondo livello, la discussione è aperta. La Cisl è dell’idea classica che il Ccnl difende, il secondo livello incrementa, mentre noi affermiamo che una quota della produttività vada redistribuita nel primo livello. In tutti e due i casi, la domanda è: come definiamo il parametro da usare?

In questo può aiutarci una riflessione che nella pratica abbiamo già realizzato nella nostra contrattazione nazionale, e cioè posto che il Ccnl definisce minimi salariali inderogabili, il modo in cui si compongono non può essere determinato da un solo indicatore, perché non esiste un numero magico che risolve tutto.

Inflazione, produttività di settore, fatturati, possiamo immaginare un insieme di fattori, da monitorare e misurare attraverso nuovi organismi per a costruire quel mix di fattori che determinano un valore inderogabile su tutto il territorio nazionale.

Anche qui, abbiamo un’esperienza che può contribuire a trovare la soluzione, perché le dinamiche salariali dei nostri contratti hanno risentito ovviamente della situazione produttiva dei diversi settori, aggrediti dalla crisi in modo diverso.

 

Vai alla pagina della riunione Direttivo Cgil >>  

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