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 L'intervista ad Alessandro Genovesi del quotidiano Edilizia e Territorio sul decreto correttivo al nuovo Codice degli Appalti.

22.02.17" Per Alessandro Genovesi il correttivo al Codice va nella direzione giusta quando cerca di sbullonare qualche eccesso della riforma di aprile, per accelerare l'effettiva realizzazione delle opere: succede, ad esempio, sulle regole per le concessionarie autostradali. Non bisogna, però, eccedere e arretrare sul fronte del contrasto alla legalità. Quindi, oltre alla soglia del 30%, bisognerà proteggere anche le regole sul rating di impresa e sulla disciplina dell'Anac." E' quanto scrive oggi su Edilizia e Territorio Quotidiano Giuseppe Latour.

L'articolo prosegue:

«Il decreto correttivo sul nuovo Codice appalti – spiega Genovesi - segna sicuramente diversi passi avanti in termini di tutela del lavoro». È, soprattutto, il caso degli interventi sulle concessioni autostradali, che salvaguardano migliaia di posti di lavoro, andando incontro alle richieste delle imprese. Ma anche dei ritocchi sul Durc per congruità, dell'inserimento delle clausole sociali obbligatorie.

Eppure, prosegue il segretario generale, «vi sono anche elementi di arretramento sul tema dei subappalti e della legalità che ci preoccupano e che contraddicono proprio la volontà del Governo di premiare le imprese più strutturate e più corrette». In particolare, non convince «la proposta di escludere ogni riferimento alla responsabilità dell'operatore economico che partecipa a gare in presenza di subappaltatori condannati in via definitiva». Allo stesso modo, è sbagliata «l'abrogazione dell'intervento da parte di Anac di misure sanzionatorie nei casi di omessa o tardiva denuncia di richieste estorsive e corruttive da parte delle imprese». E, ancora, non piacciono le correzioni alla disciplina del rating di impresa.

Ma, soprattutto, è sui subappalti che sono stati commessi errori. «Dopo il positivo compromesso raggiunto sul 30% complessivo del contratto di lavoro, servizi, forniture da poter subappaltare, ora peggiora addirittura quanto previsto dal Dlgs 163/2006, escludendo migliaia e migliaia di lavoratori da ogni possibile forma di controllo e di applicazione della responsabilità in solido».

Insomma, se è positivo l'obiettivo di «semplificare aspetti ridondanti del Dlgs n. 50/2016 ed è interesse di tutti accelerare l'effettiva realizzazione delle opere», questo non può produrre «un abbassamento della guardia, perché nel nostro settore, quando ciò è accaduto, ha prodotto solo danni, illegalità, corruzione scaricando le contraddizioni sui lavoratori più deboli all'interno della filiera delle costruzioni». Insieme alle altre sigle sindacali, Fillea chiederà a Parlamento e Governo di tornare indietro su questi punti.

 

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