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Sicurezza sul lavoro: ripartiamo dalla contrattazione. Questo il titolo di un intervento apparso oggi sul Manifesto e su Edilizia e Territorio, a firma Alessandro Genovesi e Franco Martini                  

"Con i primi segnali di ripresa tornano a crescere i morti sul lavoro. Le cause sono le stesse di 40 anni fa: caduta dall’alto, ribaltamento mezzi, schiacciamento, soffocamento da fumi e vapori. E tornano a crescere in particolare nell’edilizia, settore dove la “ripresina” è caratterizzata da una serie di distorsioni che lo rendono più che un luogo di lavoro un campo minato. Se andiamo ad analizzare i dati, la “ripresina” in edilizia più che dall’aumento degli occupati è caratterizzata da un forte aumento delle ore lavorate procapite, insomma si lavora più ore, e chi lavora è sempre più anziano, che vuol dire aggiungere al rischio fatica un ulteriore rischio, l’età. Se a questo aggiungiamo la presenza consistente di lavoro irregolare e false partite Iva, gli oltre 150 mila operai edili a cui si applicano Ccnl di altri comparti, privi di quegli strumenti della bilateralità edile, come l’obbligo della formazione individuale, e le altre strutturali distorsioni del settore -  tra cui la riduzione degli investimenti nel lavoro e nella sicurezza a fronte di un sempre minore rischio di subire ispezioni e sanzioni - ecco evidenziarsi il contesto di un modello di impresa che traduce queste tendenze “banalmente” nell’aumento dei carichi di lavoro, tempi e metodi che “stressano”  i lavoratori, assenza di contrattazione.

Ed allora, oltre alle azioni di denuncia,  al lavoro infaticabile di RLS e RSU e dei nostri quadri che presidiano il territorio notte e giorno per tutelare diritti e salute dei lavoratori, cos’altro può e deve fare il sindacato per tutelare la salute dei lavoratori?

Lo abbiamo ricordato anche il 1 maggio: occorre rimettere al centro un’azione di sistema per rendere esigibile il Testo Unico sulla Sicurezza, agire le diverse leve previste dal nuovo Codice degli Appalti Pubblici, a cominciare da quelle premiali, che già stanno caratterizzando importanti accordi sottoscritti con Anas, Mit, Comuni e Regioni varie, grandi stazioni appaltanti. Ed ancora, occorre qualificare le politiche di prevenzione in un rapporto virtuoso tra Inail, Ispettorati, Asl e RLS e RLST, magari valorizzando il potenziale del sistema bilaterale edile affinché formazione specifica, erogazione dei dispositivi individuali di sicurezza, assistenza alle imprese per la corretta organizzazione del cantiere siano pratiche sempre più diffuse. 

E questo rimanda all’azione sindacale: alla capacità di agire sull’organizzazione del lavoro, su come si produce e su come si organizza il luogo di lavoro, cantiere o fabbrica che sia, tenendo conto delle specificità delle lavorazioni, dell’ambiente esterno, delle professionalità presenti.

Abbiamo “coordinate” importanti: la piattaforma unitaria degli RLS CGIL-CISL-UIL, l’accordo del 9 Marzo u.s. con Confindustria, la stessa discussione in CGIL sulla corretta definizione dei perimetri contrattuali contro eccessive “dilatazioni” a scapito di qualità e sicurezza, della correlazione tra lavoro realmente svolto e tutele collettive. L’obiettivo deve essere quello di riappropriarci di una strumentazione che riparta prima di tutto dall’organizzazione del lavoro e dalla frammentazione di impresa, e quindi dal rapporto tra carichi di lavoro, mansioni, sistema di prevenzione, formazione e informazione più specifico per agire in quella “determinata” organizzazione. 

Organizzazione che inizia dal sopralluogo del cantiere, dalla corretta organizzazione di impalcature e disposizione dei mezzi di sollevamento e movimento, fino alla pianificazione  del cantiere di qualità attraverso il responsabile di cantiere per la sicurezza e il suo rapporto con i CPT e gli RLST.

Gli edili Cgil-Cisl-Uil hanno messo in campo la proposta “stesso lavoro stesso contratto” che va nella direzione di ricomporre nel cantiere tutele, prevenzione, formazione, organizzazione di uomini e mezzi, dando attuazione puntuale allo stesso articolo 30 del C.Appalti, non a caso oggi sotto tiro da parte di chi vuole meno regole, meno controlli e meno qualità. Ed ancora, la proposta della “patente a punti” e della qualificazione attraverso gli enti bilaterali del ciclo degli appalti privati dove, in assenza di limiti al subappalto e al distacco i manodopera,  si verifica il 90% degli infortuni.

Magari prendendo il criterio “dell’attinenza ma anche delle condizioni di miglior favore in termini di salario e di tutela a partire dalla sicurezza” come riferimento anche per la discussione che dovremmo aprire con Confindustria per la definizione del c.d. “contratto leader”.

Tuto ciò è parte fondamentale della strategia più generale della CGIL in tema di lavoro (Carta dei Diritti), in tema di intervento pubblico in economia (Piano del lavoro), in tema di previdenza (superamento della Fornero perché i lavori non sono tutti uguali)  e di quella della Fillea in materia di congruità e legalità a partire da un (faticoso) rinnovo del CCNL che valorizzi qualificazione di impresa e del sistema bilaterale. E’ dal nostro “mestiere” di sindacalisti che dobbiamo ripartire. 

Alessandro Genovesi (Seg. Gen. Fillea Cgil) e Franco Martini (Seg. Naz. Cgil)

 

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