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Condannati i caporali dell'indagine "Cemento nero", partita due anni fa dalla denuncia della Fillea Firenze. Pene da due e tre anni e risarcimento per i lavoratori e per la Fillea, costituitasi parte civile.                       

Concluso ieri - presso il Tribunale di Prato - il processo scaturito da “Cemento nero”, l’inchiesta che, partita due anni fa da una denuncia Fillea, nello scorso maggio ha portato all’incriminazione di alcuni  “caporali” che offrivano manodopera edile ai cantieri del territorio di Firenze e Prato. Condannati tutti gli imputati a pene tra i due ed i tre anni ed al risarcimento dei danni ai lavoratori e alla Fillea Cgil di Firenze, costituitasi parte civile.

Per il segretario Fillea di Firenze, Marco Carletti, si tratta di una sentenza importante “che  dà ragione al grande lavoro svolto in questi anni, in perfetta solitudine, dalla nostra organizzazione. Ciò che è stato scoperto da “Cemento nero”, però, non è un fenomeno isolato, per questo continueremo ad impegnarci tenacemente in difesa dei lavoratori e per impedire qualsiasi forma di sfruttamento nei nostri cantieri”. 

Parole confermate anche dal segretario nazionale Fillea Graziano Gorla, secondo il quale nel settore dell’edilizia “stimiamo almeno 250.000 lavoratori sottoposti a forme di sfruttamento e caporalato e le difficoltà economiche aggravate dalla pandemia del Covid sono un ulteriore elemento potenziale di diffusione di queste pratiche illegali, per questo manteniamo vigile ed alta la nostra iniziativa nei luoghi di lavoro. Vediamo con preoccupazione quello che è successo a Prato ma vediamo anche con soddisfazione come il lavoro della magistratura inquirente e di quella giudicante abbia permesso di cogliere un risultato importante, rappresentato da una sentenza di colpevolezza e dal riconoscimento della costituzione di parte civile non solo dei lavoratori ma anche del sindacato.” 

Tutto questo rafforza “la nostra azione sindacale tesa a perseguire ogni forma di illegalità, a partire dalle più odiose, come quelle della intermediazione illecita della manodopera e lo sfruttamento dei lavoratori. Siamo convinti che troveremo anche  le istituzioni, le amministrazioni locali, vigili e attente al nostro grido di allarme per evitare che la criminalità, organizzata o meno, si infiltri nei lavori edili pubblici e privati. Perché non si sottovaluti la lotta ad ogni forma di illegalità ed il legame che spesso può unire alcuni illeciti con reati più gravi e la presenza di criminalità organizzata e delle mafie.”

 

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