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Il settore riparte ma mancano decine di migliaia di operai e tecnici. Genovesi, Fillea Cgil: lo diciamo da molto tempo, non si trovano operai perché troppi sottoinquadrati e pagati poco.                       

Alla luce della significativa ripresa del settore dell’edilizia “ abbiamo più volte sottolineato che mancano diverse decine di migliaia di operai specializzati e tecnici in grado, soprattutto in relazione alle innovazioni nelle tecniche costruttive e ai nuovi materiali, di rispondere alle richieste del settore pubblico e privato. Tra i motivi di questa carenza di manodopera specializzata c'è il persistere di un diffuso sottoinquadramento ed i salari bassi” così Alessandro Genovesi, Segretario generale della Fillea Cgil commenta i dati riportati oggi dal Presidente dell’Ance sui fabbisogni occupazionali del settore. 

Tesi confermata dai dati ILO 2021 “per il nostro settore il 54% dei lavoratori è sottoinquadrato rispetto al lavoro che fa, contro una media del 34% negli altri settori privati. Per il 40,4 % gli edili sono inquadrati come operai comuni (nonostante mediamente abbiamo almeno 10 anni di permanenza nel settore), per il 29,4% come operai qualificati e solo per il 26% sono tra il 3° e 4° livello (operai specializzati), con numeri quasi doppi rispetto a tutti gli altri settori privati. Anche così si spiega perché i giovani non vedono nel settore delle costruzioni un settore che possa valorizzarli e farli crescere, oltre che riconoscere il giusto salario a fronte di un lavoro, comunque più faticoso ed esposto ai rischi”.

“Infatti – continua Genovesi - ben l’80% dei lavoratori con meno di 25 anni è assunto con contratto a termine (quando poi, in edilizia, anche il contratto a tempo indeterminato può cessare per “fine cantiere”), e il 76% è inquadrato al 1 livello anche dopo 5 anni di permanenza nel comparto, nonostante un tasso di scolarizzazione ben più alto. Sotto i 18 anni risultano meno di mille ragazze e ragazzi (0,15% degli addetti), tra i 18 ed i 25 anni circa 32mila (6,3%) e tra i 26 e 35 anni circa 86mila (16,9%)”. 

“Insomma – conclude il Segretario generale degli edili Cgil – serve sicuramente un Piano straordinario di formazione che, dalle scuole edili agli ITS, risponda al fabbisogno di professionalità connesse all'innovazione e alla sostenibilità del costruito, alla rigenerazione su cui il PNRR tanto scommette.” 

Ma soprattutto, per Genovesi occorre "inquadrare correttamente i lavoratori, garantire nelle aziende percorsi di crescita che siano riconosciuti e valorizzati, garantire salari adeguati con importanti aumenti. Il tutto per rendere sempre di più il nostro settore un settore industriale a tutto tondo e non un ripiego. Su questo l’Ance e le altre associazioni datoriali possono fare molto per rendere nuovamente attrattivo il nostro comparto, cominciando ad accettare le proposte contenute nelle piattaforme per il rinnovo dei CCNL, proprio su formazione, corretto inquadramento, significativi aumenti in busta paga”.

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