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Sindacato Nuovo, Numero 1, Agosto 2019. Decreto sblocca cantieri: più sfruttamento e illegalità. Le valutazioni della Cgil nell''intervento di Giuseppe Massafra, segretario nazionale Cgil.

 

Il decreto sblocca cantieri è un intervento legislativo che, dopo solo 4 mesi dal precedente intervento, opera un vero e proprio stravolgimento  del codice degli appalti pubblici. 

La valutazione della Cgil è di grande preoccupazione e profonda contrarietà. Siamo preoccupati perché si tratta una materia di grande importanza, non solo sul piano economico in quanto costituisce una parte rilevante del lavoro e del Pil del Paese, ma perché impatta pesantemente sulle condizioni di dignità e sicurezza per chi lavora, di concorrenza corretta tra imprese, di legalità. 

Siamo profondamente preoccupati perché tutte le misure previste sono pericolose: l’eccessiva liberalizzazione del subappalto, con l’elevazione della soglia dal 30 al 40%; nel caso di consorzio stabile di imprese, non sono più ritenuti subappalti i lavori che vengono affidati alle imprese facenti parte del consorzio stesso; la sospensione dell’obbligo di indicazione della terna di possibili subappaltatori al momento della gara, lasciando così spazio alla creazione di veri e propri “cartelli di interesse” come la storia giudiziaria dovrebbe aver chiaramente insegnato; il ripristino del criterio del massimo ribasso fino a 5,5 mln (contrariamente a quanto prevedono le direttive europee); l’aumento dei livelli di discrezionalità nell’assegnazione degli appalti con procedure negoziate senza bando di 

gara, che potrebbe alimentare fenomeni corruttivi; la scelta di non ridurre il numero delle stazioni appaltanti, ma al contrario incrementarlo lasciando la possibilità di appaltare ai Comuni non capoluogo senza obbligo di accorparsi fra loro. 

Si tratta di una riforma degli appalti che rappresenta un pericoloso salto all’indietro. Lo sblocca cantieri non solo non sbloccherà alcun cantiere, ma il rischio concreto è che peggiorerà la situazione attuale in quanto non semplifica le procedure e riduce tutti quegli adempimenti che garantiscono legalità, trasparenza e rispetto delle condizioni di lavoro. Altro che sblocca cantieri! 

In Italia, infatti, la maggior parte dei cantieri non sono bloccati per le procedure e le regole in corso, bensì per scelta politica, perché sono venuti meno i finanziamenti e i pagamenti, perché molte imprese appaltatrici hanno procedure concorsuali/ fallimentari in corso, perché gli appalti e le imprese sono interessati da indagini della magistratura, interdittive e addirittura sequestri giudiziari. Non si affrontano problemi dell’illegalità e della corruzione, che sono il vero cappio al collo che blocca lo sviluppo e che uccide l’economia e le persone. 

Intervenire allargando le  maglie del sistema di regole posto a garanzia della trasparenza e della correttezza negli appalti, dunque, significa alimentare proprio il malaffare e lasciare che questo Paese sprofondi ancora di più nel caos. 

Far ripartire l’economia significa garantire lavoro dignitoso, realizzare investimenti, non certo stravolgere il codice degli appalti, a soli due anni dalla sua approvazione. La filosofia di questa controriforma è solamente quella di allentare un quadro legislativo certo ed equilibrato, “sregolando” l’assegnazione e la gestione degli appalti, facendo appello alle indicazioni dell’Ue, ma compiendo nei fatti scelte che vanno esattamente nella direzione opposta. 

Qui si misura il pericoloso salto nel passato che questo governo sta facendo. Il compito del sindacato continuerà ad essere quello di contrastare questo provvedimento e di proporre una normativa che dia impulso al sistema degli appalti pubblici, consapevoli che ciò che serve davvero sono investimenti, potenziamento della competenza nella Pubblica amministrazione, diminuzione e qualifica delle stazioni appaltanti e soprattutto, se si vuole davvero sbloccare i cantieri e favorire la crescita, si deve scegliere una volta per tutte di combattere l’illegalità e la corruzione, allargando il sistema di regole poste a garanzia della trasparenza e della correttezza piuttosto che limitarla. Insomma, sbloccare i cantieri significa dare valore al lavoro e quindi aiutare le imprese regolari, quelle che garantiscono la sicurezza e lo stipendio a fine mese insieme alla qualità delle opere. 

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