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Sindacato Nuovo, numero 1, Agosto 2019. L'impegno del sindacato italiano sui temi della salute e sicurezza. Intervento di Ermira, Behri, segretaria nazionale Fillea Cgil 

Ogni anno, il 28 aprile viene celebrata la giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro istituita dall’Ilo nel 2003 per sensibilizzare cittadini e istituzioni sul tema della salute e sicurezza sul lavoro e per diffondere la cultura della sicurezza e del la- voro dignitoso. Fillea Cgil, Filca Cisl e FenealUil, per il quinto anno consecutivo, hanno promosso momenti di informazione sui luoghi di lavoro e di mobilitazione sul territorio affinché la politica, le istituzioni, gli enti, il mondo della cultura e dell’informazione mettano in cima alle loro agende la priorità della tutela della vita dei lavoratori. A Roma, in questa occasione, abbiamo manifestato davanti al Parlamento, per ricordare le tante vittime sul lavoro e avanzare le nostre proposte per contrastare questo eccidio, proposte che abbiamo inviato alle autorità dello Stato ed al governo. 

I tanti morti sul lavoro sono indegni di un Paese civile. Basta guardare alle tante tragedie prevedibili, evitabili con una corretta prevenzione della sicurezza sul luogo di lavoro. Oltre alla prevenzione, alla formazione dei lavoratori sono tante le cose che abbiamo proposto in questi anni: la costituzione della “patente a punti” per le impese, il ripristino del DURC nella sua originaria formulazione introducendo il Durc per congruità, il contrasto al lavoro nero e irregolare (causa di molti incidenti e di mancata applicazione delle regole su salute e sicurezza), l’applicazione del contratto edile a tutti i lavoratori impiegati in cantiere per assicurare uguali prestazioni e uguali diritti, l’incremento delle risorse e dell’organico per la vigilanza e la tutela nei cantieri e aumento dei controlli nei luoghi di lavoro. 

La Fillea, come deciso nel suo Congresso di Napoli del dicembre 2018, ha avanzato la proposta di inserire nel Codice Penale il reato di “omicidio sul lavoro”, proposta ora condivisa da Filca e Feneal. Inoltre, chiediamo che il Parlamento ripristini la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali. 

La risposta a questa vera emergenza nazionale non può essere il taglio ai fondi per salute e sicurezza, come ha fatto l’attuale governo. Togliere mezzo miliardo di euro dalle risorse per la prevenzione degli infortuni, modificare il codice degli appalti con il ritorno alle gare al massimo ribasso, la liberalizzazione del subappalto nei consorzi ed innalzamento della soglia al 40% in tutti gli altri casi significa meno controlli, meno tutele, meno sicurezza sul lavoro e più lavoro irregolare. Tante sono le iniziative che la Fillea porta avanti da anni sul tema delle malattie professionali, spesso troppo trascurate (progetto Inca–Fillea); così come sul tema dell’amianto, di grande attualità nel settore delle costruzioni. Ci siamo impegnati per portare il nostro contributo anche in seno al gruppo di coordinamento per la salute e la sicurezza della Fetbb (sindacato europeo delle costruzioni). 

Ma quello finora fatto non basta. Dobbiamo fare di più! Ci dobbiamo dare nuovi obiettivi, nuovi traguardi da raggiungere. Il primo di questi obiettivi è il coinvolgimento dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e dei territori per sostenere le nostre posizioni e rafforzare il ruolo degli Rls negli impianti fissi del settore dei materiali e del legno e degli Rls e Rlst del settore edile. Costituiremo coordinamenti nazionali specifici dedicati alla salute e sicurezza sui posti di lavoro con l’obiettivo di costruire piattaforme rivendicative sui temi della salute e sicurezza da inserire nelle piattaforme per i futuri rinnovi contrattuali. 

Dopo i risultati raggiunti con l’avvio del processo di revisione della direttiva europea sugli agenti cancerogeni e mutageni e l’inserimento di 25 sostanze chimiche riconosciute cancerogene, tra le quali la formaldeide, la silice cristallina respirabile, le emissioni diesel e la polvere di legno, si aprirà una nuova fase di recepimento a livello nazionale e di attuazione di tale direttiva, a partire dal rispetto e l’applicazione dei nuovi valori limite di esposizione a queste sostanze anche a livello aziendale, tema sul quale coinvolgeremo i nostri coordinamenti nazionali. Infine, dobbiamo sviluppare modelli formativi per affrontare i nuovi rischi che possono essere causati dall’emergere di nuovi lavori cosiddetti “verdi” e le nuove problematiche emergenti in materia di sicurezza sul lavoro relativamente all’efficienza energetica, ai nuovi materiali, alle nuove tecnologie e attrezzature, ai nuovi dispositivi di protezione individuale. Un settore ecologicamente responsabile e più efficiente in termini di risorse, infatti, deve necessariamente incrementare le competenze dei lavoratori in materia di salute e sicurezza, spesso non adeguate alle nuove sfide del cambiamento. 

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