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Sindacato Nuovo, numero 1, Agosto 2019. Una delle tante imprese sequestrate e confiscate alla mafia, una delle poche tornata in attività, simbolo di una Sicilia che non si rassegna. Il racconto di Vito Baglio, segretario generale Fillea Cgil Agrigento.

La Calcestruzzi Belice è una delle tante imprese sequestrate e confiscate alla mafia. Un’impresa che ha vissuto il lungo e travagliato iter processuale, dalla fase del sequestro del bene, nel dicembre 2009, alla confisca definitiva 8 anni dopo e che è ancora attiva. Infatti, il 90% delle imprese sequestrate e confiscate chiude la propria attività molto prima della confisca definitiva.

Era il 12 febbraio 2016 e la Corte di Cassazione sentenziò la confisca definitiva dei beni di proprietà dei Cascio: la Calcestruzzi Belice di Montevago (Ag), da allora diventa di proprietà dello Stato che l’amministra, con propri delegati, attraverso l’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati (Anbsc). Da questo momento in poi inizia la nuova storia della ex Calcestruzzi Belice srl di Montevago (Ag), la nostra storia infinita, la nostra battaglia per il lavoro e la legalità.


La Calcestruzzi Belice attualmente svolge la propria attività nel settore estrattivo con la coltivazione e frantumazione di materiale lapideo, vendendo prodotti di elevata qualità. Esercitava anche l’attività secondaria di fornitura e posa di conglomerati bituminosi, oggi abbandonata. Ha impianti buoni, ma che richiedono costante manutenzione (garantita dai lavoratori negli anni passati) e qualche investimento in nuove tecnologie per sfruttare al meglio le potenzialità che sono state ben chiare da subito al sindacato e ai lavoratori rispetto alla gestione precedente del mafioso. 

Mi ricordo ancora quel giorno in cui incontrai i lavoratori della Calcestruzzi Belice. Era il maggio del 2015. Mi esposero le diverse problematiche, dalla procedura di Cigs alla ripresa delle attività, alla necessità di regolarizzare i rapporti di lavoro e altro ancora. 

Coinvolsi subito le istituzioni, le strutture territoriali e nazionali della Fillea e della Cgil, le associazioni e i cittadini per capire il da farsi e quale poteva essere il futuro dei lavoratori. Di questo si parlò in tante riunioni fino ad arrivare al convegno di Montevago del 2017.

Li arrivò la svolta. Annunciammo la nostra proposta di promuovere la cooperativa dei lavoratori della Calcestruzzi Belice per gestire la cava. Abbiamo chiesto a tutti di aiutarci a sostenere per le loro competenze e responsabilità questa proposta. Per noi della Fillea Cgil chiudere l’azienda sarebbe equivalso a perdere la battaglia dello Stato che deve confiscare i beni dei mafiosi per restituirli sani e legali alla collettività. Da allora tante sono state le difficoltà, i momenti di sfiducia, che però abbiamo superato tutti insieme facendoci forza l’uno con l’altro. 

Soprattutto quando nel gennaio 2017 tutto sembrava perso. Fu avviata la richiesta di fallimento dell’azienda (avanzata dall’Eni per un credito di importo pari a meno di 30.000 euro). Partirono le lettere di licenziamento di tutti i lavoratori. Il Tribunale di Sciacca ammise la procedura di fallimento, ma noi chiedemmo all’Ansbc di ritirare i licenziamenti e fare ricorso, informando il ministero dell’Interno. I lavoratori per 6 mesi presidiarono giorno e notte la cava.

Poi, finalmente, la Corte di Appello di Palermo, pronunciatasi sul fallimento in appello, lo respinse. Fu un grande momento di gioia e la forza di andare avanti riprese vigore. Nel frattempo con l’Anbsc, che aveva avviato la procedura di licenziamento collettivo, fu attivato un confronto alla presenza del ministero dell’Interno. Il confronto si concluse con l’accordo sottoscritto anche dal ministero dell’interno, prevedendo la riassunzione di tutti i lavoratori, il sostegno del ministero e della Anbsc a promuovere la start-up con fondi messi a disposizione dal Mise (ministero Sviluppo economico) per la gestione della cava in cooperativa dei lavoratori. Ma il nostro impegno e la nostra determinazione, la nostra battaglia non finiscono qui.

Dopo la formalizzazione della richiesta di affitto alla cooperativa dei lavoratori della Belice Calcestruzzi, siamo ancora in attesa di riscontri, che purtroppo non stanno arrivando da Ansbc, e siamo in attesa di una convocazione da parte della stessa Agenzia anche alla luce delle recenti modifiche intervenute nel Codice antimafia e successivi decreti dell’attuale governo. 

Vogliamo raggiungere il nostro obiettivo, cioè affermare l’esistenza di un paese onesto, fatto di imprese sane, di diritti rispettati per chi lavora. Questo è il paese di La Torre, Falcone, Borsellino e dei molti martiri che hanno combattuto la mafia togliendo ai mafiosi i loro patrimoni, ma che poi devono essere restituiti sani e legali alla collettività nel rispetto dei diritti, della dignità e della libertà dei lavoratori.

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