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Il rapporto 2019 di Legambiente: un paese ancora vittima di un attacco spietato da parte degli eco-criminali. Ne scrive Antonio Pergolizzi, Legambiente.

Anche nel 2019 il rapporto Ecomafia di Legambiente fa il bilancio sull’attività della criminalità ambientale nel nostro paese, grazie al lavoro e ai numeri delle forze dell’ordine e alle tante storie raccontate dalla cronaca giudiziaria. L’istantanea che ne viene fuori è quella di un paese ancora sotto l’attacco, spietato, degli eco-criminali.

Cresce nel 2018 il numero di reati relativi sia al ciclo del cemento che a quello dei rifiuti e s’impennano gli illeciti nelle filiere agroalimentari. Il bilancio complessivo è di 28.137 reati accertati (più di 3,2 ogni ora) con 35.104 persone denunciate e/o arrestate e più di 10 mila sequestri. Numeri in leggera flessione rispetto a quelli del 2017, quando i reati contro l’ambiente avevano superato la soglia dei 30 mila, ma per una ragione specifica: il crollo del numero degli incendi boschivi, che avevano raggiunto livelli record in un anno davvero horribilis per il nostro patrimonio forestale.

Per il resto, con l’eccezione dei furti subiti dal nostro patrimonio artistico, anche questi fortunatamente meno diffusi, l’aggressione alle risorse ambientali continua, alimentata da un obiettivo preciso: l’accumulazione di profitti illeciti. Nell’ultimo anno il business è arrivato a toccare la cifra astronomica di 16,6 miliardi, 2,5 in più rispetto all’anno precedente. Anche questa edizione conferma l’ottimo funzionamento del nuovo modello di tutela penale dell’ambiente ottenuto esattamente quattro anni fa grazie alla legge 68/2015, che nell’ultimo anno (2018) ha visto crescere ancora il numero di contestazioni da parte delle forze dell’ordine, che salgono a quota 1.108, più di tre al giorno.

La Campania domina indisturbata la classifica regionale delle illegalità ambientali con 3.862 illeciti (14,4% sul totale nazionale), seguita dalla Calabria (3.240), dalla Puglia (2.854) e dalla Sicilia (2.641). La Toscana è, dopo il Lazio, la seconda regione del Centro Italia per numero di reati, seguita dalla Lombardia, al settimo posto nazionale. La provincia con il numero più alto di illeciti si conferma Napoli (1.360), poi Roma, Bari, Palermo e Avellino. Record campano anche nella classifica regionale delle illegalità nel ciclo del cemento, con 1.169 infrazioni, davanti a Calabria (789), Puglia (730), Lazio (514) e Sicilia (480). L’abusivismo edilizio, soprattutto al Sud, rimane una piaga per il Paese, per contro le ruspe non si muovono se non in casi eccezionali: dal 2004 al 2018 nel nostro paese è stato abbattuto solo il 19,6% degli immobili colpiti da un ordine di demolizione. 

Moltissime pratiche illecite ai danni dell’ambiente ruotano attorno al fenomeno della corruzione e, solo lo scorso anno, i Comuni sciolti per mafia, spesso in seguito a indagini su appalti e servizi ambientali, sono stati ben 23. Insomma, un quadro complesso e molto preoccupante, a fronte del quale, a fine anno, è stato approvato un vergognoso condono edilizio a Ischia e, con la legge di conversione del decreto “Sblocca cantieri”, sono state allargate le maglie dei controlli contro le infiltrazioni criminali e la corruzione nelle opere pubbliche.

Combattere l’ecomafia significa lavorare concretamente per rafforzare il sistema delle imprese sane che operano nel rispetto delle leggi e, al contempo, prevedere norme di contrasto più stringenti ed efficaci. Per questo chiediamo che la nostra classe politica inverta subito la rotta e metta in agenda le tante riforme che aspettano da anni di vedere la luce.

Uno dei temi cruciali del rapporto è quello legato all’abusivismo edilizio, principalmente connesso alle grandi speculazioni immobiliari così come quello diffuso delle case e villette che costellano in particolare la costa centromeridionale del Paese. Siamo di fronte a un fenomeno che non conosce crisi, che non viene contrastato adeguatamente dallo Stato, che premia chi agisce fuorilegge grazie a una pressoché generalizzata immunità. Secondo il Cresme, nel 2018 il tasso di abusivismo si aggira intorno al 16%, considerando sia le nuove costruzioni che gli ampliamenti del patrimonio immobiliare esistente. A riguardo, per far valere la legge, noi sosteniamo che deve essere semplificato l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive avocando la responsabilità delle procedure ai prefetti.

Il 2018 è stato l’anno del vergognoso condono edilizio per Ischia del precedente governo Lega e M5s che ha votato in grande fretta un provvedimento ad hoc, malcelato tra le righe del Decreto Genova, per salvare dalle ruspe un po’ di case a rischio demolizione e, addirittura, ammetterle ai finanziamenti per la ricostruzione post terremoto. Un solo comma, in due brevi righe, per stabilire che tutte le istanze inevase potevano essere valutate retroattivamente sulla base della legge 47/1985, la più permissiva, che consentiva di regolarizzare anche gli edifici realizzati in aree a vincolo paesaggistico, culturale e idrogeologico.

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