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Sindacato Nuovo, marzo 2020. A rischio il futuro di 85 lavortori della Berloni, storico marchio pesarese del Made in Italy. Il racconto di Giuseppe Lograno, segretario generale Fillea Urbino.

La Berloni Group srl, storico marchio pesarese della produzione di cucine, nasce nel 2014 dall'acquisto un ramo d'azienda della Berloni spa. 

L'azienda passa nelle mani di proprietari taiwanesi che decidono d'investire nel nostro territorio in un settore strategico per il “made in Italy”, con il progetto, mai partito, di inserirsi nel mercato Asiatico. In realtà l'azienda ha solo continuato a produrre per il mercato europeo grazie al lavoro degli 85 dipendenti occupati tra impiegati e operai. La FILLEA CGIL, insieme alla RSU, al fine di migliorare le condizioni dei lavoratori ha presentato nel 2018 una piattaforma per il contratto aziendale, aprendo una trattativa interrotta dall'annuncio della inaspettata chiusura. Paradossalmente nel novembre 2019 l'azienda aveva contrattato e adottato un piano di flessibilità positiva, per poi comunicare il 28 novembre 2019 senza nessun preavviso, la decisione di mettere in liquidazione la società. Decidere la chiusura senza neppure tentare una riorganizzazione, senza l'impiego di ammortizzatori sociali o altro per ridurre le ricadute sui dipendenti e sul territorio. 

Abbiamo proclamato sin da subito lo sciopero che ha visto la partecipazione di tutto l'organico aziendale. 

Due i grandi problemi irrisolti: la gestione della fase transitoria e la vendita dell'azienda.

In primis la proprietà ha deciso di non finanziare ulteriormente la ditta; pertanto la 13a e le paghe maturate e maturande non possono essere erogate per mancanza di liquidità. Come secondo elemento di criticità c'è l'assenza di un progetto di continuità; si ragiona solo di vendita degli asset aziendali, che saranno offerti seguendo la logica dell'offerta economicamente più vantaggiosa, principio che non garantisce la continuità produttiva e la salvaguardia dell'occupazione.

Abbiamo chiesto l'incontro al MISE per affrontare queste questioni.

I lavoratori hanno il diritto di essere pagati mensilmente, di poter accedere agli ammortizzatori sociali, di poter pensare ad un loro futuro. Oggi sono lasciati senza soldi, senza ammortizzatori sociali, senza un piano di sviluppo o di continuità. Tutto ciò è inaccettabile.

La FILLEA CGIL è al loro fianco anche perché la chiusura di un sito importante come questo nel nostro territorio impoverisce tutta la comunità.

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