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Sindacato Nuovo, marzo 2020. Un futuro per certi versi ancora lontano? Ce ne parla Dario Trabucco, docente Università IUAV. 

Con un ritardo di alcuni decenni rispetto ad altri settori industriali, anche il comparto delle costruzioni si sta timidamente approcciando alla rivoluzione che potrebbero apportare, in un futuro ancora tutto da definire, i robot.

Rispetto a quanto successo - per esempio nell’automotive o nel packaging dei prodotti - i robot applicati nell’edilizia potrebbero infatti trovare maggiori difficoltà di penetrazione proprio in ragione delle caratteristiche stesse delle attività che dovrebbe essere in grado di compiere. Ove possibile ed economicamente conveniente, le industrie di produzione di materiali e componenti per l’edilizia hanno già sostituito i lavoratori in numerose mansioni. Questo processo fa però parte della automazione e robotizzazione dei processi industriali, non dell’edilizia. La robotizzazione dell’edilizia deve invece avvenire on site, ovvero in cantiere, sostituendo il lavoratore umano nell’esecuzione di alcune attività con una macchina dotata di gradi di autonomia decisionale avanzati. 

Gli obiettivi di questa azione sono, come negli altri casi, molteplici e variamente declinati di caso in caso: sicurezza sul lavoro, maggiore produttività, maggiore qualità del risultato finale. 

Tuttavia, il mondo delle costruzioni ha delle evidenti differenze rispetto al settore industriale:

  • I numeri trattati sono inferiori: una produzione industriale può andare avanti immutata per mesi o anni, giustificando quindi l’investimento compiuto nel robot, mentre un edificio non ha un così alto numero di parti uguali da ripetere in serie;
  • La scala dell’oggetto è diversa: se in una fabbrica il robot è fisso e l’oggetto sul quale opera si muove davanti a lui, in un cantiere l’edificio è immobile, è il robot a dover traslare;
  • La variabilità delle operazioni da ripetere in un cantiere è molto elevata, rendendo difficile la sostituzione delle capacità e dell’adattabilità del lavoratore.

In ragione di queste considerazioni il cantiere edile rimarrà ancora a lungo dominato dai lavoratori umani anche se alcune singole attività potrebbero vedere, almeno nei cantieri più grossi, comparire ben presto dei robot.

Tra queste, il movimento terra – specie se si considerano i cantieri per le grandi infrastrutture di trasporto - è forse il campo di applicazione più maturo: i veicoli a guida autonoma sono oramai ampiamente testati per il funzionamento in un ambiente complessissimo quando la strada dove i pericoli e le occasioni di interazione con altri mezzi sono molteplici. All’interno del perimetro delimitato di un cantiere invece, mezzi a guida autonoma potrebbero presto affiancare o sostituire gli autisti e operatori di escavatori e bulldozer, ricevendo direttamente dalla documentazione di progetto le istruzioni in merito alle operazioni da compiere. Built Robotics, per esempio, ha realizzato tutta una flotta di veicoli in grado di operare autonomamente per lo scavo e il movimento terra.

Anche la realizzazione delle armature del calcestruzzo o alcune operazioni di saldatura, specie se realizzate su opere di grandi dimensioni potrebbe presto venir realizzata da robot, proprio in virtù della ripetitività di queste operazioni. Tybot è un robot per la legatura delle armature negli impalcati dei ponti, in grado di individuare autonomamente i punti sui quali intervenire. 

E’ però evidente che i robot, per come esistono al giorno d’oggi – ovvero single task robot (robot che compiono una sola azione) difficilmente arriveranno a sostituire gli esseri umani. 

Il tema della sicurezza nel cantiere, della maggiore produttività e, se possibile, della maggiore qualità, restano però centrali e devono essere fatti propri sia dal lavoratore che dal datore di lavoro. In questo senso, l’industria robotica ha sviluppato uno “strumento” di grande interesse e che forse diventerà davvero il primo prodotto largamente utilizzato in cantiere: l’esoscheletro. Gli esoscheletri sono dei supporti del corpo umano che, per mezzo di molle pre-tensionate (anche se alcuni sistemi motorizzati esistono), aiutano chi li indossa a compiere più agevolmente dei lavori, come sollevare dei carichi pesanti, tenere le braccia sopra il capo, o sostenere a lungo dei carichi anche se moderati. A dire il vero non si tratta di veri e propri robot, proprio perché nella maggior parte dei casi svolgono semplicemente un compito di supporto del corpo (come una fasciatura al ginocchio o un busto ortopedico) ma sono spesso i grandi produttori di robot ad avere questi prodotti nel loro portfolio. Spesso, gli esoscheletri che iniziano a essere testati nel mondo delle costruzioni sono di derivazione industriale o militare ma sono davvero numerose le aziende che stanno lavorando per fornire risposte specifiche.

Anche dal punto di vista dell’accettazione da parte dei lavoratori si dovrebbero superare alcune difficoltà: non è un “collega meccanico” che prima o poi potrebbe sostituirsi al lavoratore umano, ma un nuovo strumento che facilita e rende più sicure le operazioni fatte dall’uomo.

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