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Sindacato Nuovo, Novembre 2020. I materiali lapidei e il suo rappresentante più onorevole, il marmo, possono essere una vera ricchezza per un territorio. L'esperienza toscana, raccontata da Giulia Bartoli, segretaria generale Fillea regionale.

 

Parte tutto nel 2014 con l'approvazione della Legge regionale 64/14 ''norme sul Governo del Territorio'' e l'avvio della discussione sul Piano del Paesaggio quando l'allora Governatore Rossi dichiarò «Siamo intervenuti su una materia anarchica come quella delle cave ... il piano del paesaggio è una grande opera di chiarimento, sottrazione a interpretazioni e arbitrio...». 

Dentro questa discussione è stata la proposta della Fillea CGIL Toscana che ha visto uniti i territori di Lucca e Massa Carrara nel chiedere una regolamentazione che avesse alla base non obiettivi strumentali e lobbistici ma una chiara necessità di raggiungere l'auspicato equilibrio tra ambiente e lavoro. La filiera non si crea per decreto e di questo ne siamo convinti ma può essere promossa e incentivata uscendo dalla logica imprenditoriale dell'auto salvaguardia a scapito delle altre imprese del territorio. Occorre arginare quella politica industriale che si fonda esclusivamente sull'esportazione di blocchi all'estero con maggiori profitti per chi estrae ma che, oltre a strozzare le piccole e medie imprese di trasformazione con forti difficoltà di approvvigionamento se non a prezzi elevatissimi, determina che la ricchezza della lavorazione (che crea occupazione) sia prodotta altrove. Proprio quella politica che è stata terreno fertile per il radicamento di un sentimento negativo nei confronti delle cave avendo lasciato a parte della popolazione solo 'la marmettola nei fiumi e sulle strade'.

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