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Sindacato Nuovo, Aprile 2021. Parola d’ordine innovazione, obiettivo la transizione ecologica e digitale del sistema produttivo italiano. Di Walter Schiavella | Coordinatore Area politiche industriali e reti Cgil.

In queste settimane nelle quali assistiamo ancora ai drammatici effetti che un anno di pandemia ha determinato su salute, sicurezza, coesione sociale e sull’economia del paese, si gioca una partita decisiva per il futuro. La definizione del PNRR nei suoi elementi progettuali, unitamente alla chiusura della programmazione 2021 dei fondi strutturali e alle ordinarie risorse nazionali da destinare agli investimenti, offrono una grande occasione per affrontare i danni prodotti, ma soprattutto per progettare un nuovo modello di sviluppo. 

Una sfida ancor più importante se inserita nel contesto di una competizione globale che la pandemia ha ridefinito nei suoi meccanismi di funzionamento, evidenziando la necessità di accorciare le filiere e la catena di produzione del valore; una competizione che l’Europa deve giocare mettendosi definitivamente alle spalle la stagione dell’austerità e del rigore. Del resto la montagna di dollari che l’amministrazione Biden ha messo sul piatto con il suo piano di ripresa sta a dimostrare quanto questa partita sia decisiva.

Per il nostro paese quindi, nel quadro di un’azione europea, si tratta di non sbagliare le scelte sia dal versante delle azioni necessarie di rafforzamento della coesione sociale e di valorizzazione del lavoro, sia dal versante degli investimenti e delle politiche industriali.

Su tutti i terreni, ma in particolare su quest’ultimo, la differenza fra il successo ed il fallimento passerà dalla capacità complessiva del sistema paese, ma soprattutto del suo apparato produttivo, di intercettare ed interpretare correttamente e rigorosamente le sfide delle due grandi transizioni: quella della digitalizzazione e quella energetica ed ambientale.

L’apparato produttivo del paese giunge a questo appuntamento fiaccato da un anno di contrazione delle produzioni e dei consumi che, seppur con diversità fra i settori, segna anche in questi primi mesi un andamento altalenante e ben lontano dalla ripresa. Inoltre dobbiamo considerare che questa crisi ha colpito una struttura produttiva già segnata dagli errori del passato in termini di politiche industriali assenti o sbagliate e di una retorica del mercato che ci ha privato, in settori strategici (vedi le tlc) di fondamentali incumbent nazionali. 

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