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Sindacato Nuovo, Novembre 2021, pag. 4 - 5. Fari puntati sul distacco transnazionale, che in edilizia molto spesso significa sfruttamento e mancanza di sicurezza. Di Marco Benati, Dip. internazionale Fillea Nazionale.

Il 18 giugno in Belgio, ad Anversa, per un crollo in un cantiere di una scuola in costruzione hanno perso la vita cinque operai, mentre nove sono rimasti gravemente feriti. I lavoratori erano tutti occupati lungo la filiera dei subappalti ed in distacco transnazionale. La gravità di quanto accaduto ha colpito l’opinione pubblica e le autorità in tutta Europa, mettendo a nudo l’inaccettabile livello di rischio per i lavoratori edili e di quanto la catena dei subappalti, in particolare attraverso il distacco di squadre di lavoratori di imprese estere (distacco transnazionale) ne aumenti l’incidenza infortunistica.

Altro che strumento per la libertà di movimento dei lavoratori e la corretta concorrenza tra imprese in UE, il distacco transnazionale in edilizia, che è in continua crescita, ormai è diventato un modello di impiego temporaneo dei lavoratori delle costruzioni con imprese o agenzie di fornitura di manodopera,  che spesso utilizza lavoratori assunti per essere distaccati (nonostante sia vietato dalla legge), per aumentare il margine dei profitti abbattendo il costo del lavoro, speculando su differenze contributive e fiscali e sul controllo di lavoratori poco informati e poco sindacalizzati.

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