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28.01.16 Feneal Uil e Fillea Cgil esprimono stupore per le dichiarazioni del presidente di Ance Liguria relativamente allo stato di salute del settore edile nella nostra regione. Dai dati e numeri evidenziati si evince una fotografia del settore per niente realistica, si parla infatti di crescita, ed a due cifre, mentre nell’edilizia imperversa tutt’ora la più grande crisi dal dopoguerra ad oggi. I dati reali, tratti dal sistema delle Casse Edili e pertanto pienamente certificati, indicano un settore in totale fase di  contrazione, con 18.000 addetti in Liguria a consuntivo 2015, ben distanti dai 43.000 del 2014 e dai 48.000 dei primi nove mesi del 2015 riportati dai dati di Ance.
 Si evince, dai numeri reali, un lieve tasso di crescita durante l’ultimo semestre 2015 relativamente all’avvio delle opere infrastrutturali, ed una piccola ripresa delle compravendite. Ma siamo ben distanti dal concetto di ripresa, perché recuperare un 2% sul 35% perso negli ultimi 6 anni altro non significa che fornire una boccata d’ossigeno ad un organismo in paralisi respiratoria.

Ben comprendiamo che le cifre riportate si riferiscono all’indotto ed al sommerso, parziale e totale, che gravita intorno al settore edile: false partite IVA, falsi artigiani, lavoratori autonomi, voucher, lavoratori ai quali si applica un contratto diverso da quello edile diminuendone il livello di protezione sociale ed esponendoli a maggiori rischi sul versante della sicurezza, ed infine, scendendo alla parte più bassa della filiera, lavoratori in nero che non rientrano nelle statistiche di Ance.

Che dire poi dei 4.000 disoccupati Liguri, di fascia compresa fra i 50 e 60 anni, totalmente rifiutati dal mercato del lavoro drogato ed inibiti all’accesso alla pensione dopo 40 anni di cantiere per via di una legge iniqua? Su queste questioni e sullo sviluppo del settore vorremmo confrontarci con Ance, per capire se le tradizionali imprese strutturate siano ancora un solido punto di riferimento associativo per la buona occupazione e la qualità d’impresa oppure un ferrovecchio da sostituire con innovativi esperimenti di banditismo imprenditoriale.

Il volume produttivo dell’edilizia continua a contrarsi, aumentano solo le irregolarità. Secondo una simile analisi anche gli anni 2008 e seguenti fino al 2013 avrebbero visto oltre 40.000 addetti in Liguria e circa un milione e cinquecentomila addetti a livello nazionale; come mai il dato nazionale CNCE (sistema delle Casse Edili gestito da Ance ed organizzazioni sindacali) certifica, a consuntivo 2015, 800.000 addetti ed una perdita di 700.000 posti di lavoro fra il 2006 ed il 2015? Mentre le parti sociali si impegnano per rappresentare congiuntamente alle istituzioni l’estrema gravità dell’emergenza sociale che ha investito il settore, assistiamo ad una raffigurazione che parla di un surreale più 20% in termini di occupazione; è questo un risultato che tutti auspichiamo, ma che potrà essere realizzato solo grazie ad una azione congiunta di imprenditori e sindacati, e partendo da un’analisi realistica e non alchemica della reale condizione del settore.

 

Fonte: Ufficio stampa Cgil Liguria 

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