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Concluso il workshop internazionale promosso da Fillea e Fondazione Di Vittorio sul primo report del progetto europeo Discus. Genovesi: digitalizzazione e sostenibilità, due facce della stessa medaglia.              

 “L’Italia e le imprese dell’intera filiera delle costruzioni hanno un ritardo serio da recuperare rispetto ai principali paesi europei, quello della digitalizzazione dei processi produttivi” è quanto ha affermato oggi Alessandro Genovesi, segretario generale Fillea, chiudendo a Roma il workshop internazionale del progetto europeo "Discus - Digital Transformation in the Construction Sector", evento che ha visto la partecipazione di rappresentanti dei sindacati europei, Fondazione Di Vittorio, Formedil, Cgil nazionale e categorie dei metalmeccanici e dei chimici.

“Digitalizzazione vuol dire tante cose - ha proseguito Genovesi - vuol dire un nuovo modo di progettare, costruire e fare manutenzione ma anche un utilizzo massivo di nuovi materiali e nuove tecniche costruttive e quindi una concezione nuova dello stesso spazio costruito. Se è vero, poi, che digitalizzazione e sostenibilità ambientale (dalla riduzione degli sprechi energetici alla salubrità) sono due facce della stessa medaglia e si sostengono vicendevolmente allora, come Governo e parti sociali non possiamo che mettere in campo un progetto comune per favorire da un lato una domanda pubblica e privata che acceleri la transizione tecnologica (Bim e non solo), ma dall’altra un’offerta in grado di rispondere a questa sfida. Cioè servono imprese più grandi, con maggiori propensioni all’investimento e lavoratori formati sulle nuove tecniche costruttive, sui nuovi materiali, sulla capacità di utilizzare al meglio le nuove tecnologie per gestire l’intero ciclo di vita del prodotto/manufatto”.

“L’Europa – continua Genovesi - oggi ha deciso di accettare questa sfida, destinando al green building e più in generale ad un cambio di modello di sviluppo basato sulla riduzione drastica dei consumi energetici, risorse economiche importantissime. Serve però anche un sistema di relazioni industriali a livello europeo e nazionale in grado di sostenere tale sfida. Questo chiama in causa per esempio il ruolo e la funzione delle Scuole Edili e della formazione professionale per i nostri settori, ma anche la capacità di leggere le trasformazioni con la definizione di nuovi inquadramenti professionali, con un rapporto diverso con figure nuove del mercato del lavoro, ecc.”

Anche per questo “consapevoli che una tale sfida coinvolge i lavoratori dell’edilizia, ma anche i lavoratori di altri settori, dai materiali chimici, plastici, ecc. a quelli dell’informatica e dello sviluppo software, sia nel dibattito di oggi sia nel progetto europeo Discus - di cui siamo capofila con la Fondazione Di Vittorio -  abbiamo coinvolto soggetti che possono portare un importante contributo: la Cgil e le categorie dei metalmeccanici e dei chimici, il Formedil, Centri di ricerca settoriali, Università, Associazioni dei datori di lavoro, Associazioni sindacali di Spagna, Germania, Francia, Belgio, Bulgaria, Olanda, e la stessa Federazione europea dei sindacati delle costruzioni e legno FETBB."

 "Il nostro obiettivo - ha concluso Genovesi - è quello di saper cogliere tutte le opportunità che la nuova fase potrebbe sprigionare mettendo al centro, sempre, la qualità di impresa, la tutela del lavoro, il benessere dei cittadini”.

Il report presentato oggi > 

Il progetto Discus >

La notizia su La Stampa Tuttogreen >

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